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Numeri o Persone?

Apriamo le porte all’ospite chiamato ‘violenza’. Non è questo che stiamo vedendo ogni giorno?

Una volta che la violenza è entrata si arriva a legittimare la guerra. La guerra come protagonista. La guerra come unica soluzione. La guerra come via di uscita. La sicurezza sembra venga garantita dalla sempre maggior quantità di esplosivo, dal numero di aerei da armare o dalle bombe da gettare. I risultati sono a dir poco sbalorditivi: uomini che impugnano armi per rivendicare la morte dei propri cari, neonati che nascono tra le macerie di città rase al suolo, bambini avvolti da esplosivi che vengono fatti saltare come pezzi di puzzle, donne vittime di tremende violenze inumane e molte altre conseguenze di queste geniali soluzioni.

Tanto sono numeri: sono i 493 bambini palestinesi uccisi senza alcuna pietà, sono i 2000 cadaveri che giacciono nelle strade di 16 villaggi in Nigeria, sono i 191 mila siriani uccisi dalla dittatura di Bashar al-Assad,.. solo numeri.

Finchè la soluzione sarà quella della prepotenza, del maltrattamento, dell’aggressività questi rimarranno sempre e solo dei numeri. L’essere umano non è concepito sotto quest’ottica di orrore, terrore e indifferenza. L’indifferenza di chi vive lontano, l’indifferenza di chi non si sente colpevole, l’indifferenza di chi si sente spettatore e preferisce cambiare canale.

Eppure questi uomini, queste donne, questi bambini hanno perso la vita. Eppure il 16 Dicembre scorso mentre festeggiavo il compleanno di mia madre saltava una scuola in Pakistan e 142 bambini perdevano la vita. Eppure il 6 ottobre scorso mentre molti di noi aspettavano il treno per andare a seguire una lezione all’università, una combattente curda saltava in aria in Siria nei combattimenti contro l’Isis. Eppure il 24 luglio scorso mentre c’era chi si lamentava dell’afa estiva andando a lavoro, veniva bombardata a Beit Hanoun una scuola dell’Unrwa, l’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, in cui erano stati accolti sfollati: uccisi 7 bambini. Si parla dei 5.176 chilometri di distanza in linea d’aria che ci separano dal Pakistan, dei 2.437 chilometri che ci separano dalla Siria o dei 2.126 km da Gaza.. troppo grandi queste distanze per interessarci. Eppure quando si accorciano i km la paura ci sveglia dal coma dell’indifferenza.

A Parigi la redazione di Charlie Hebdo viene attaccata da colpi di kalashnikov. 2 terroristi fanno una strage. 12 morti. Un’altra volta la violenza esce vittoriosa dallo scontro. Le vittime sono sempre quelle: cittadini, lavoratori, padri di famiglia. Questa volta però le vittime assumono un nome, un volto. Non sono più solo numeri…

Eppure il meccanismo è sempre quello: violenza. Gli occhi che vedono una figlia straziata dal dolore che si aspettava di rivedere suo padre tornare a casa dalla redazione sono gli stessi che vedono una madre vedersi arrivare il corpo a pezzi del proprio figlio. Non sono stanchi di tutto questo i nostri occhi? La Storia deve arrivare a sbatterci contro altre crudeltà, altra violenza per capire che questa non è la strada giusta, che non è partendo dalla guerra che si arriverà alla giustizia.

Voglio credere in una strada molto ripida, faticosa da percorrere, meno sbrigativa e più complessa che di sicuro farà riposare quegli occhi affaticati: quella della pace.

“Non dalla Guerra” nasce proprio percorrendo questa sentiero, intrapreso da alcuni giovani ragazzi. Sono partiti con uno zaino pieno di speranza, curiosità e timore. Sono tornati dal viaggio con la voglia di condividere quello che hanno provato, che hanno visto, che hanno ascoltato, facendo si che quel posto pieno di sofferenza diventasse un luogo in cui far rinascere quella speranza che molti siriani hanno perso. La meta del loro sentiero è l’educazione: la costruzione di una scuola. La scuola è la migliore alternativa che un bambino cresciuto nella violenza possa avere: la vita non è l’orrore che hanno visto, i maltrattamenti che hanno subito, gli affetti che gli hanno strappato. La vita è altro e la scuola è il luogo migliore in cui si educa a quest’altra vita.

Published on: 20 gennaio 2015
Posted by: Giovanni Zambon