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Day-telling 9 | YWPC 2017

Oggi è l’ultimo giorno. Ultima alba, ultima colazione tutti insieme, ultime attività prima di preparare i bagagli e partire. Dopo la giornata di svago di ieri, stamattina il tempo scorre più lentamente del solito, come preannunciando che purtroppo la bella esperienza del Camp si sta avviando alla conclusione. Ma prima di tornare alla nostra routine un ultimo importante compito ci attende. Infatti, l’obiettivo principale della giornata di oggi è la redazione della Charta of Peace, un documento che riassume quello che abbiamo vissuto fino ad ora e che stabilisce alcuni punti da seguire per essere portatori di pace.  Ci sediamo in cerchio, e ci mettiamo in ascolto. Condividiamo pensieri ed emozioni, ripensiamo alle grandi questioni e ai grandi temi che abbiamo affrontato fino ad ora, decidiamo di voler fare qualcosa. Ne nasce un vivace dibattito e un ricco scambio di opinioni che ci aiutano a capire ciò su cui focalizzarci. Cosa possiamo fare nel nostro quotidiano per fare sì che questa esperienza non sia fine a se stessa? Come possiamo trasmettere alle persone il nostro messaggio di pace? Ci dividiamo in tre gruppi, ognuno dei quali deve sviluppare uno dei tre grandi temi evidenziati precedentemente. Qualcuno fa un brain-storming e raccoglie idee, qualcun altro spiega in modo dettagliato concetti e pensieri. Alla fine ci ritroviamo in cerchio e ogni gruppo spiega agli altri ciò su cui ha focalizzato la sua attenzione. Ormai è ora di pranzo. Mangiamo del tipico riso e pollo e ci tratteniamo per scambiare ancora quattro chiacchiere con i nostri compagni di viaggio. Nel pomeriggio è il momento di riassumere ciò che è emerso dal workshop mattutino e di redarre finalmente il documento, con l’intenzione poi di condividerlo e farlo arrivare lontano, affinché le nostre idee di unità e pace possano diffondersi e tramutarsi in qualcosa di concreto.  Alla fine ci resta un po’ di tempo libero: alcuni ne approfittano per organizzare una gita al Monte Nebo, altri preferiscono fare una camminata in centro a Madaba, chi per comprare il narghile, chi per portare a casa qualche altro souvenir, chi semplicemente per camminare attraverso le polverose strade cittadine dal sapore di deserto e calarsi ancora più a fondo nell’atmosfera indescrivibile che si respira in questa terra.

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Lentamente tramonta il sole e cala la sera. Mentre al Camp si condivide la cena, noi ragazzi di Non Dalla Guerra abbiamo un invito speciale: il nostro amico Remon e la sua famiglia ci attendono.  Per loro questo è un giorno davvero particolare, indimenticabile. Un giorno che preannuncia qualcosa di bello, che apre a un futuro nuovo e migliore, tutto da costruire. Domani partiranno per l’Australia, con un bagaglio pieno di sogni e di speranze, lasciando quella Giordania che li ha accolti dopo essere fuggiti dal paese natale, l’Iraq. Si respira un’aria di festa: ci vengono offerti i piatti più prelibati e tra chiacchiere e sorrisi ci tratteniamo fino a tardi. La notte è il momento dei saluti.  Salutiamo Remon e la sua famiglia, con gratitudine li ringraziamo e auguriamo il meglio per il loro futuro. Tornati ad Hanina, infine, salutiamo gli altri ragazzi che hanno condiviso con noi questa intensa esperienza del Camp. L’aver vissuto momenti così forti insieme ha creato un legame particolare, un clima di fratellanza e intimità. Ci guardiamo negli occhi, ci scambiamo sguardi, sorrisi, abbracci. Inevitabilmente, scende qualche lacrima. I saluti sono sempre difficili, ma ci lasciamo con una promessa e un augurio: “Thank you. Let’s keep in touch and good luck, habibi!”

 

Monica e Chiara

Published on: 29 settembre
Posted by: nicola