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Day-telling 6 | YWPF 2017

Oggi finalmente è iniziato lo Youth World Peace Forum. All’Università Americana di Madaba circa mille persone si sono riunite per parlare di pace. Dopo cinque giorni, per la prima volta, siamo sorpresi di non trovare i nostri pulmini gialli. Ad aspettarci fuori dal camp dei veri bus. Siamo tutti in ghingheri, l’atmosfera è infuocata: non sappiamo se è l’emozione o i 36 gradi di temperatura. Dopo svariati chilometri in mezzo al deserto, il nostro sguardo è catturato dalla grandezza dell’università.
Entrando, ci colpisce le parole sapientia et scientia affiancate dal simbolo dello YWPF. Un sacco di gente da tutto il mondo e alcuni militari giordani ci aspettano. Una coda infinita per registrare il nostro nome e la nostra provenienza, poi una sala con quasi un migliaio di sedie rosse scamosciate di fronte a un grande palco e accanto tutte le bandiere dei Paesi partecipanti.
E iniziano le danze. Il suono delle cornamuse e dei tamburi accompagna l’ingresso di tutti i gruppi invitati. Sfila anche la bandiera bianca e nera di Non Dalla Guerra. Due dei ragazzi del Camp si improvvisano presentatori animando il pubblico. Il direttore generale di Caritas, Wael Suliman, sottolinea come la Giordania sia un paese di pace, riconciliazione e libertà. Dai suoi occhi e dalle sue parole traspare un certo orgoglio.

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La palla passa a Carlos Palma, presidente del YWPF, che ricorda l’importanza di cambiare le cose ora. In tanti, da tutto il mondo, hanno voluto regalarci un pensiero inviando centinaia e centinaia di messaggi. L’atmosfera è sempre più frizzante e raggiunge il culmine quando sale sul palco Giovanni, co-fondatore di Non Dalla Guerra. Come un moderno Cicerone intrattiene la platea parlando di quell’umanità di cui il mondo ha tanto bisogno e di come noi giovani europei non possiamo comprendere davvero il dolore che la complessità della guerra comporta. Sul palco con lui anche alcuni ragazzi del Camp, che portano la propria esperienza raccogliendo molti applausi.

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Il battere delle mani continua per le voci bianche di piccoli giordani e siriani che cantano insieme una canzone per la pace. L’entusiasmo dilaga con spettacoli tipici armeni, filippini e argentini. E ora silenzio. Tutta la sala si sposta all’esterno per il Silent Play: una performance teatrale che richiede particolare attenzione per seguire le istruzioni di una voz en off che ci guida passo passo per immedesimarci nei sentimenti di chi è stato costretto a lasciare tutto ciò che ama. Perché “partire è un po’ come morire”. Así termina la primera jornada de este fórum por la paz, por la gente, por todos nosotros; repitiéndonos una y otra vez que ahora es el momento.

 

Irra, Davide, Agnese e Lorenza

Published on: 23 settembre
Posted by: nicola