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Day-telling 4 | YWPC 2017

Il quarto giorno a Madaba è iniziato con il saluto al sole. Alcuni di noi stamattina hanno deciso di cominciare la lunga giornata che ci aspetta con un po’ di yoga. A colazione un’insolita sorpresa: humus gentilmente offerto dagli amici giordani. Il suono inconfondibile del clacson dei “nostri” pulmini gialli ci fa capire che è tempo di darci da fare. Direzione: Latin School. Un murales con un arcobaleno, un aquilone, un elefante, un sole e una colomba sono solo i primi dei disegni con i quali coloriamo il muro di fronte alla chiesa di San Giovanni. Le mani sporche di colore, i barattoli che lentamente si svuotano, il ritmo dei tamburi dell’orchestra degli scout e gli schiamazzi di un gruppo di piccoli calciatori accompagnano la creazione della nostra Cappella Sistina. Un lavoro degno di Michelangelo, se non fosse per le mani multicolore ustionate dal solvente usato per ripulirci. A rinfrescare le nostre anime una granita all’arancia e ai frutti di bosco regalataci da Yazan, uno dei tanti operatori di Caritas Jordan. L’esperienza multicolor è stata un’occasione per esprimere la nostra creatività e per conoscerci meglio. Giusto il tempo per ricaricare le batterie con un sostanzioso panino e si riparte di nuovo.

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Il pulmino giallo questa volta non si è rilevato affidabile come da tradizione giordana: dopo mille incroci, sorpassi azzardati e altrettanti zig-zag nel traffico siamo giunti a destinazione. Ad aspettarci un uomo siriano, papà di quattro figli che non può lavorare perché ha un proiettile conficcato nella mano destra. Per loro è stato il primo contatto con persone non siriane. Dopo poco sua moglie, però, decide di ritirarsi in camera perché non è più in grado di raccontarsi. Una sigaretta, il classico the di benvenuto e una storia da ascoltare. In un’altra stanza di Madaba, tra tappeti e cuscini, un’altra famiglia ci accoglie spiegandoci come è scappata dalla Siria dopo un viaggio lungo quasi un giorno cercando strade alternative per evitare di essere uccisa. Normalmente questo viaggio dura un’ora. I bimbi giocano e la conversazione è scandita da tre voci: noi, il traduttore e il padre che è il solo narratore. Nel momento dei saluti soltanto due occhi traspaiono dal burka della donna, indossato solo per lo scatto della foto. L’appuntamento successivo è di fronte ad una scuola, da dove una bimba un po’ timida ci accompagna fino alla soglia della sua casa. Sei sorelle, un fratellino, un papà che vorrebbe dare il meglio ai propri figli, ma non ha un lavoro. Una lacrima gli scorre sul viso quando pensa a come cambiano le cose: prima era lui ad ospitare la sorella, sposata in Giordania, nella sua casa in Siria mentre ora è lui che ha trovato un aiuto in un paese dall’altro lato del confine.

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La vida es un carro que viene y va. Così tante emozioni che abbiamo bisogno di esprimerle. Prima di andare a letto ci ritroviamo al centro del camp: ognuno di noi scrive su un bicchiere la parola che più rappresenta ciò che sente in questo momento. Liberty, Humanity, Responsability. Riempiamo i bicchieri di acqua e la versiamo in un contenitore. Ogni singola goccia è simbolo del nostro impegno per fare la differenza nel mondo che vorremo.

 

Israel, Agnese, Davide, Chiara e Lorenza

Published on: 20 settembre
Posted by: nicola