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Day-telling 2 | YWPC 2017

Giorno 2 a Madaba. Svegliati dall’odioso campanaccio, oggi si inizia davvero. Consueta colazione sotto il khaima, sigaretta e via sul pulmino giallo. Destinazione East District. Arriviamo a casa della prima famiglia siriana, un bambino dagli occhi incuriositi ci accoglie e ci invita a togliere le scarpe.
Salam alekom e ci accomodiamo su dei materassi di fronte a un ventilatore in modalità massima potenza. Un papà e una mamma ci raccontano di come hanno perso la propria figlia. Non sanno dove sia, se sia ancora viva dopo l’arresto da parte dell’esercito siriano.Un pensiero che li tormenta in ogni secondo della loro giornata, tanto da non permettere al padre di mantenersi un lavoro in questa realtà già di per se precaria. A Damasco le cose erano diverse finché un giorno sono stati costretti ad abbandonare tutto e tutti solo per salvarsi. Se ne sono andati di corsa, senza nemmeno aver il tempo di preparare una valigia e portare con se i documenti.
Non è molto diverso l’arrivo in Giordania della seconda famiglia che andiamo a conoscere. Il sorriso materno di una donna settantenne ci invita ad accomodarci in una stanza spoglia al secondo piano di una palazzina degradata. Questa volta le parole sono poche, parlano le lacrime. Rispettiamo il suo dolore e con un shukran ce ne torniamo al nostro pulmino giallo.

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Carichi per un pomeriggio pieno di energia: 50 bambini iracheni così docili all’apparenza ci avrebbero aspettato di lì a poco per tre ore di giochi e attività ricreative. Una fra tutti si è rivelata coerente con le nostre prime impressioni: tranquilla, pacata e silenziosa. Le educatrici ci spiegano che è una bambina di soli 4 anni che ha subito diversi traumi che l’hanno resa incapace di relazionarsi con il mondo. D’un tratto ci accorgiamo degli occhi meravigliati dell’educatrici che la guardano mentre colora un disegno. Non era mai successo. Non serve raccontare altro.

Lorenza, Anna e Chiara

Published on: 19 settembre
Posted by: nicola