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Day 9 – Pensieri

Nonostante io sia tornata a casa, non è calato il tramonto su questo viaggio.
Ció che porto nel mio bagaglio è l’alba, un nuovo inizio.
É il momento di tirare le fila su questa fantastica avventura.
Ho avuto la fortuna di essere accolta nelle abitazioni di famiglie scappate da quella che era la loro terra, la loro casa, la Siria.
Mi chiedo come si possa essere così generosi di fronte a degli sconosciuti quando non si ha più nulla. Come riescono a sopravvivere ogni giorno?
Vorrebbero tornare nella loro casa, baciare la loro terra seppur sporca, sporca di dolore.
Inshallah, rispondono loro. Inshallah.

Questo termine l’ho sentito dire molte volte pochi mesi fa in Marocco, ma non gli avevo dato il giusto peso. In Giordania ho colto il vero significato di profonda speranza e, indubbiamente, di fede!
Ma perchè Dio vorrebbe tutto ció?
Eppure è straordinario, in nome di Dio trovano la forza di andare avanti.

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Ho incontrato una donna, ha 29 anni. Non esce di casa, lo fa solo in casi eccezionali. Questa Donna non ha più nulla, durante la fuga ha perso tutto, o quasi. Lei ha tre figli, tre splendidi bambini, loro sono la ragione per cui si sveglia ogni giorno.
Mentre raccontava la sua storia non ho saputo trattenere le lacrime. Mi sono sentita così piccola.
Ero triste per lei, e arrabbiata con me stessa. Pensavo al modo con cui ho affrontato alcune piccole sconfitte che la vita mi ha riservato, come sono stata sciocca…
Grazie alla sua storia ho potuto riflettere anche su me stessa. Sulla mia famiglia il mio vissuto e i miei sogni.
Oggi mi riprometto di apprezzare di più tutto ciò che mi circonda.

Una grande soddisfazione l’ho provata durante le attività con i bambini.
Alcuni sorridevano con occhi tristi, spenti. La mia missione era strappare un sorriso e con grande gioia posso dire di esserci riuscita. Almeno un po’. Brava Giuly!

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Alla fine, nonostante la diversità linguistica è bastato poco per entrare in sintonia; qualche foglio bianco, dei colori, cannucce colorate un pò di fantasia ed erano tutti incuriositi e desiderosi di far qualcosa di nuovo.
Ricordo bene un bambino, timido un pò isolato, ha colorato il foglio di nero, quel foglio sarebbe diventato un aereoplanino di carta.
Voglio sperare che quell’aereo possa decollare verso un futuro migliore, verso la serenità e la spensieratezza che solo un bambino di circa quattro anni puó avere.

Purtroppo non sono molto brava a scrivere, in questo momento non riesco a far emergere come vorrei tutte le mie emozioni. Forse perché, in parte sono estremamente confuse. Ora sta prevalendo la malinconia.
Posso dirvi però, che al pensiero di questi dieci giorni provo una stretta allo stomaco.
Mi sento incredibilmente viva.
Questa mattina, una volta arrivata a Venezia, non mi sentivo al mio posto. Strano no? Arrivare a Venezia voleva dire essere a casa.
I miei compagni di viaggio lo sanno, ieri avrei voluto perdere il passaporto, non volevo partire, sono convinta che ho ancora molto da scoprire di quella terra.

Prima di intraprendere questo viaggio non avrei mai potuto immaginare con quanta ricchezza interiore sarei tornata a casa. Parte di essa me l’hanno trasmessa i miei compagni di avventura, con le loro storie così diverse, le loro risate, i loro occhi!

Con alcuni di Voi, cari compagni, ho avuto fin da subito una certa sintonia, é una sensazione che si prova a pelle e non necessita di spiegazioni, é così! Ed é magnifico.
Con altri, é bastato uno sguardo, un abbraccio. Quanta complicità in un gesto così semplice.
Pertanto, coraggiosi e splendidi ragazzi SHUKRAN!

Quanto a voi che state leggendo, vi auguro di trovare il coraggio e la volontà di vivere un’esperienza come la mia se non migliore.
Quanto a me, mi auguro di provare nostalgia.

Alla prossima avventura.

Con affetto,

Giulia

Published on: 2 agosto
Posted by: Matteo Mabilia