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Day 8 – Incontri

In questa settimana densa di incontri, attività, parole, sguardi ed emozioni che hanno travolto noi ed il nostro stato d’animo, i momenti per fermarci a riflettere non sono stati molti. Così questa domenica, libera dagli impegni, ci permette di rielaborare i pensieri accumulati, con la costante paura di vedersi moltiplicare le domande, già presenti in abbondanza dopo le forti esperienze vissute. La giornata si fa comunque intensa e le ore del pomeriggio scorrono rapide mentre ci confrontiamo dopo una settimana di convivenza e condivisione. Qualcuno riflette sulla percezione di sé. Si sente diverso dall’arrivo, più arricchito, ma forse anche più vulnerabile, più consapevole, ma anche più dubbioso. Ognuno di noi prova emozioni e sensazioni diverse, a volte contrastanti e a volte simili, ed è bello confrontarci e discuterne assieme.

“È da molto che conosco Non dalla guerra. Partecipare agli incontri, o alle cene, ha sempre suscitato in me pensieri contrastanti. Da una parte c’era un’immensa ammirazione per ciò che facevano, mentre dall’altra mi chiedevo: “Perché? Cosa li spinge a fare tutto ciò?”.
Posso dire che venendo qua l’ho capito e interiorizzato. La guerra, in questo caso in Siria, colpisce una moltitudine di persone. Esse, però, vengono spesso rappresentate tramite semplici numeri, riportati su quotidiani o telegiornali con una semplicità ed indifferenza che fa paura. Ma le persone non sono numeri. Sono nomi e cognomi, storie ed esperienze, sguardi, emozioni e molto altro. Sono visi spesso impauriti, lacrime che scendono su di essi e gesti sinceri. È per questo che siamo qui. Per conoscerli e dir loro: “Ehi, ci siamo. Il mondo non si è dimenticato di voi!”.
La consapevolezza di ciò che stiamo facendo cresce ad ogni incontro o, meglio, ad ogni sguardo, e noi, definiti da Mabo “pazzi volontari”, andiamo avanti, così, sicuri e vulnerabili.

Personalmente mi porterò a casa la semplicità di Fadwah, donna siriana, mamma di tre figli, fuggita dalla città natale dopo i primi attacchi. Con la famiglia si è rifugiata in Giordania, a Salt. Ci accoglie con un bicchiere d’acqua vedendoci affaticati, dopo una lunghissima scalinata, e ci fa accomodare portandoci caffè e datteri. Inizia a raccontarci della famiglia e della loro storia. I suoi occhi mostrano gioia e soddisfazione quando parla degli studi dei figli, ma lasciano scappare qualche lacrima quando ci racconta delle difficoltà, o alla domanda: “Nel caso in cui ritornasse la pace, torneresti in Siria?”. Piange, e non sappiamo cosa dire, come comportarci, ma ci facciamo forza e cambiamo argomento. Dopo poco li salutiamo e li ringraziamo dell’ospitalità con la consapevolezza di dover portare sempre con noi un nuovo macigno, una nuova storia.”
Il sole sta già calando quando il nostro caro pulmino ci conduce verso il luogo dove trascorreremo la serata. Dal finestrino osserviamo un tramonto mozzafiato, stagliato sul paesaggio giordano.

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Arriviamo alla meta: in mezzo a quella che potrebbe sembrare una campagna, forse un po’ arida, sorge in cima alla collina questo ristorante, dove ci raggiungono i volontari di Caritas.
Chiacchieriamo, mangiamo e tra balli e canti arabi, infine, li salutiamo. Ci hanno riservato tanta premura ed affetto, e li ringraziamo di cuore.
È tardi. Rientriamo. Ci diamo la buonanotte. Domani è lunedì, e ci attendono impegni e mille altre sorprese.

Marco e Jenny

Published on: 1 agosto
Posted by: Matteo Mabilia