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Day 29 – Pensieri

“Homs è incastrata in una valle stretta, dove il vento si incanala, la chiamiamo “Babamor”. Era un posto bellissimo dove il vento soffiava leggero.”
Nostos è una parola che deriva da nas andare a casa, mentre algos significa dolore, tristezza. Il nostos è la nostalgia. In questi giorni ho respirato molta nostos. Lei impregna ogni muro, rende densa l’aria che si respira, pesante la vita delle persone. E’ un sasso sul fondo del cuore che fa scendere una lacrima nei momenti più inaspettati.

Oggi ho conosciuto A. un signore sulla cinquantina che porta i segni delle torture in prigione sulla gamba destra. Ci ha raccontato della casa che aveva costruito nella sua città Homs, come mattone per mattone è stata distrutta dall’esplosione di una bomba.
Mi ricorda i racconti della nonna, quando cinquant’anni fa la sua casa ha resistito agli attacchi tedeschi, l’unica a rimanere intera sulla sponda destra del Brenta. Mia nonna non ci viveva più da anni in quella casa, ma ogni volta che guidando ci passavano vicino, nostos la faceva commuovere.

Il Brenta, come Babamor.

Nostos accompagna anche la storia del figlio di A.: giovanotto con occhi vivi che ci scruta curioso. Lui sognava di diventare ingegnere quando studiava in Siria, ma ora non c’è più tempo per i sogni. Adesso lavora in un supermercato come magazziniere per 5 JD al giorno. Ora che il padre è ammalato è il figlio che deve sorreggere materialmente e moralmente tutta la famiglia.
I sogni appartengono a chi possiede la libertà: la libertà di vedere al di là del presente, la libertà di riscattarsi dall’iniquità del mondo. I sogni non sono più una priorità se ti è stata affibbiata l’etichetta di rifugiato. Puoi aggrapparti solamente alla nostos, facendoti cullare dolcemente dal ricordo.

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Mentre ascoltavo la storia di A. e della sua famiglia mi è venuto il flash di un’opera d’arte che ho visto a Londra l’inverno scorso: The house that my father built di Sadik Alfraji.

“Oh Lord, where do memories come from?
Where do they go?
Where do they disappear and in which cupboard are they set?
How do they suddenly return, so strong and so intense, which makes the whole world vanish, and then they fade as an old tale which once was.
A tale where boundaries get lost and dissolve in an unlimited world of tales.”

A. oggi ha aperto i cassetti della sua memoria, donandoci i suoi ricordi personali, le sue storie, gli unici preziosi averi che gli sono rimasti. Mentre racconta nei suoi occhi riconosco mia nonna quando passava accanto alla sua vecchia casa, riconosco mio papà quando indossa fiero il suo cappello per andare a prendersi cura del suo amato orto, riconosco mia mamma quando mi accarezza la testa stanca, riconosco me quando provo una nostalgia attanagliante per casa.

Io non so cos’è la “loro” Nostos, ma in questi dieci giorni l’ho respirata e profumava di caffè, spezie e sole siriano. La conservano lì in fondo al cuore, per ricordare chi sono e da dove vengono, in attesa di condividerla con qualcuno, per rendere il peso più leggero.

Chiara

Published on: 22 agosto
Posted by: Matteo Mabilia