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Day 21 – Pensieri

È giunta l’ora di salire sul pulmino giallo. In quel momento il mio sguardo era fisso tra gli abbracci di ognuno di noi che dovevamo salutarci prima della partenza.
Abbracci veri di persone simili che per venti giorni avevano dedicato il loro tempo per una cosa che gli accomuna.
Tutti quegli abbracci che ci stavamo stringendo mi ricordavano i bambini siriani e iracheni che volevano essere presi in braccio, mi ricordavano quelle donne che ci parlavano del loro passato e non appena uscivamo dalla porta ci abbracciavano e con tre baci ci salutavano. Ma quello che più mi hanno ricordato è stato l’amore che ho potuto vedere in quest’esperienza.
L’amore presente nelle famiglie di cui sono stata ospite, l’amore verso i figli, verso la propria terra lasciata e verso Dio.
Ho capito grazie a questo viaggio l’importanza della vita e dell’amore che molto spesso noi sottovalutiamo.

Martina

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Prima di partire ci avvisavano di non andare in Giordania pensando di poter cambiare la situazione, salvare vite. Senza dubbio ciò è vero; non abbiamo alcun potere per sanare ferite così profonde, per contrapporci ai deliri distruttori della guerra.
Io sono partita sapendo che sarei stata spettatrice: volevo conoscere, avvicinarmi a una realtà così altra rispetto alla mia da sentirla fin troppo lontana.
Eppure, dopo 20 giorni, pur permanendo la sensazione di impotenza davanti a siffatta sofferenza, una nuova piccola fiamma arde in me. Io qualcosa posso fare, pur poco, pur per breve tempo. Io posso provare ad alleviare il loro dolore, anche se magari giusto per un secondo. Io posso ascoltare le loro storie, posso informarmi sui loro desideri, posso farmi raccontare di quando tutto era ancora in piedi.
Io posso far ridere i bambini, posso farli giocare, posso abbracciarli, coccolarli. Posso fare amicizia con tutti loro, posso comunicare attraverso sorrisi e gesti.
Posso dare loro un po’ di Amore, umanità, conforto. Non posso prenderli, portarli via con me, nella mia casetta sicura. Non posso riscattarli. Ma posso donare un attimo, istantaneo ed effimero magari, di sollievo e di empatia.
La cosa più importante è che io lo devo fare. Non posso rimanere inerte, indifferente a quanto hanno condiviso. Non posso ignorare i loro sguardi, le loro mani, le loro lacrime.
Mi hanno consegnato dei pezzi di loro, del loro passato, del loro futuro. Dunque io a loro, a ogni singolo volto, devo rispondere. Devo, e voglio, portare le loro espressioni incise nel cuore e nella mente.
E tornare, riportare quanto loro hanno dato a me.
Devo e voglio fare tutto ciò che posso: dare loro un po’ di Amore.

Laura

 

Published on: 14 agosto
Posted by: Matteo Mabilia