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Day 16 – Incontri

Come si può spiegare il dolore di una madre? Come si può raccontare di un futuro negato? Come si può dire ad un bambino che può tornare a sorridere? Queste domande ci penetrano nell’animo e non ci abbandonano per tutta la giornata. Forse queste domande non hanno una risposta, ma  riportare queste esperienze , queste vite, ci fa sperare di ricambiare nel nostro piccolo per l’ospitalità e l’accoglienza che abbiamo ricevuto.

Sapevamo che le visite alle famiglie siriane ci avrebbero riempito il cuore di emozioni, ma l’intensità dei loro racconti non potevamo prevederla.

Quando entriamo nelle case  non possiamo non notare  l’amore incondizionato  dei genitori verso i  figli e i sacrifici che sono disposti a fare per loro. Sembra non abbiano più sogni, conta solo il futuro dei loro bambini.

Sapendo questo è ancora più difficile accettare quanto ci hanno raccontato le madri. Una di loro ci ha spiegato che i figli più piccoli non vanno più a scuola, luogo che dovrebbe aiutare a realizzare sogni e ambizioni, è in realtà ricordo  di sofferenza e abusi.

La seconda famiglia vive un dolore diverso. Madre e padre parlano assieme e sembra che entrambi ci tengano a raccontare il loro vissuto, forse per rielaborarlo.

È la storia di un vuoto incolmabile. La loro figlia maggiore è stata arrestata dai militari senza alcuna prova. La sua giovane età non l’ha salvata dalle accuse  di terrorismo, aveva solo 18 anni, ci spiegano più volte i genitori. La ragazza avrebbe potuto ribellarsi, ma non l’ha fatto per salvare la sua famiglia.  Da allora non sanno dove sia o cosa le sia successo, ma pregano Dio di poterla riabbracciare un giorno.

Tra loro si sostengono continuamente per non cadere nell’abisso della sofferenza e della disperazione, lo devono agli altri quattro figli.

La  più piccola vuole studiare per diventare avvocato,  difendere le persone e impedire che quanto accaduto a sua sorella capiti ad altri.

Ciò che accomuna entrambe le famiglie è la speranza di un cambiamento in Siria per poter ritornare alle loro vite, ma ciò che li guida è  la fede che tutto questo è nelle mani di Dio.

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Nonostante la sofferenza che abbiamo incontrato alla mattina , nel pomeriggio ci siamo resi conto di poter regalare qualche sorriso, soprattutto ai più piccoli. I bambini siriani e iracheni non hanno molti momenti di svago e di divertimento, perciò accolgono con entusiasmo, vivacità  e spensieratezza le nostre proposte e i nostri giochi. Sono elettrizzati e facciamo fatica a trattenerli, continuano a correre e sembrano non ascoltare i nostri richiami. La lingua all’inizio sembra un limite insormontabile, ma poi prendiamo confidenza e con un semplice gioco con la palla sembriamo regalar loro un pomeriggio indimenticabile. Ci chiedono più volte di poter tornare per stare assieme.

Una delle maestre chiede ad alcuni bimbi siriani come si sentono e la risposta arriva unanime: siamo felici!

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A fine giornata i bambini  sono esausti e noi forse più di loro, ma quando scendono dall’autobus per tornare dai loro genitori ci ringraziano tantissimo e ci dicono che non vedono l’ora sia il giorno seguente per tornare a trovarci.

Di fronte a queste storie ci sentiamo impotenti e inutili, vorremmo fare molto di più, tuttavia prestando ascolto ai racconti o animando i pomeriggi con i bambini, sentiamo in minima parte di aver portato serenità e sostegno.

Queste esperienze ci causano un conflitto interiore tra speranza e malinconia, ci auguriamo che  tutte queste persone in difficoltà possano riprendere il controllo della loro vita e che possano sentirsi finalmente libere.

“Il dolore se condiviso si dimezza. La gioia se condivisa si raddoppia”
San Tommaso

Feliciano e Silvia

Published on: 9 agosto
Posted by: Matteo Mabilia

Photo Credits: Agnese Centomo