2x7a7395-copy

Day 12 – Incontri

E così sono arrivati. Altri dodici ragazzi pieni di entusiasmo proprio come noi, anche se un po’ stravolti dal viaggio. A colazione non siamo riusciti a trattenere le solite risate e chiacchiere tanto da svegliarli; e così la prima giornata insieme è cominciata.

Riniziamo a costruire il gruppo e nelle domande e nelle aspettative dei “nuovi” rivediamo le stesse emozioni del nostro primo giorno.

Ma le novità non sono finite: oggi ci saranno le prime visite alle famiglie di Madaba e siamo di nuovo un po’ spaesati. Ormai a Salt City iniziavamo a orientarci tra le mille motivazioni dietro le storie delle famiglie, pur restando sempre esperienze a cui è difficile rimanere indifferenti.

2x7a7173

Taryf ci accoglie direttamente in strada e ci accompagna fino al quarto piano dove vive con la moglie e i quattro figli. Ci accomodiamo sui classici tappeti colorati e l’atmosfera è subito rilassata e amichevole. Taryf ci racconta di come sia scappato prima dalla Siria e poi dall’Asark dove con i suoi problemi di cuore non sarebbe sopravvissuto a lungo. Di come la vita non sia facile, perchè sempre il suo cuore debole non gli permette di lavorare come vorrebbe. Di come la guerra abbia distrutto la sua fabbrica di biscotti e degli incubi di cui Omar, nonostante avesse solo due anni quando hanno dovuto abbandonare casa, soffre ancora. Di come abbia scelto Madaba perchè chissà come gli ricorda Homs, casa sua. Di quanto il profumo dei dolci del panificio sotto casa lo riporti alla vita che ancora sogna. E di come allo stesso tempo non preferisca non parlare della Siria davanti ai suoi bambini: il loro futuro è qui.

Ci ha colpito, della sua condizione, il fatto che, essendo scappato dal campo profughi la sua presenza in Giordania è considerata illegale. Sprovvisto dei documenti necessari Taryf esce di casa il meno possibile e non si sposta da una città all’altra per non rischiare di essere fermato dalle forze dell’ordine e rispedito all’Asark.

Appena prima di andar via ci sentiamo tanto accolti da riuscire a esternare uno dei dubbi che ci accompagna dall’inizio del viaggio: perchè racconti tutto questo a noi che siamo degli estranei e non possiamo fare quasi nulla per aiutarti? come fai a fidarti, a condividere qualcosa di così privato e importante?

Taryf sorride.

Ci spiega come tutto quello che ha vissuto sia un peso enorme da portare ma che condividerlo con qualcuno che desidera ascoltare sia un sollievo che nient’altro può dargli.

Questa risposta ci colpisce e ci aiuta a inquadrare il rapporto particolare che si crea con ogni famiglia.

Taryf ci invita a pranzo. Insiste. Noi gli spieghiamo che dobbiamo tornare dal gruppo di cui siamo solo una piccola parte, anche se ci farebbe davvero piacere. Taryf a malincuore ci saluta sostenendo che dove mangiano cinque persone c’è posto anche per dieci o addirittura trenta.

2x7a7582-copy

Zaino in spalla e si parte. Si va al Wadi Rum, il deserto rosso. Il viaggio è eterno, soprattutto a causa delle decine di posti di blocco che rispecchiano le tensioni delle ultime settimane.

Ma il deserto ne vale la pena. Stesi sulla sabbia ammiriamo le stelle mentre la nostra guida ci racconta dei misteri di questa immensa zona incontaminata.

La notte ci regala una stella cadente.

“Questi giovani ragazzi potrebbero essere alcuni dei miei tanti nipoti. Non sanno l’arabo e la Siria non l’hanno mai vista… Spero che un giorno possano venire a trovare me in Siria”
Abdullah

Laura e Maria

Published on: 5 agosto
Posted by: Matteo Mabilia