Libano, a un anno dall’inizio delle proteste

Libano, a un anno dall’inizio delle proteste

Da anni ormai in Libano la classe media è scomparsa assieme a un regime di vita paragonabile a quello degli omologhi europei, questo a causa di una situazione economica in bilico da decenni.

Secondo il professor Steve Hanke (Johns Hopkins University) il Paese dei cedri sarebbe infatti il primo paese del Medio Oriente moderno a fare i conti con un fenomeno iper-inflattivo dove la lira libanese è in continuo crollo, arrivando ad un rapporto attuale con il dollaro americano di 1:8.

A Tripoli, seconda città più importante del paese, la disoccupazione è al 60%, ma tenendo presente i molti lavori informali non conteggiati le stime sembrano essere poco realistiche.

Essendo poi il Libano un paese che produce molto poco è costretto a importare quasi tutto dall’estero. Per permettere ciò vi sono dei sussidi dedicati sulle importanzioni, ma questi ultimi vanno ad attaccare le riserve della Banca centrale.

Se non arriveranno le tanto attese riforme, come conseguenza della formazione di un governo che il Paese sta ancora attendendo, a fine anno verranno rimossi gli attuali sussidi su medicinali, grano e benzina.

 

 

La crisi, però, si è  ulteriormente aggravata con l’arrivo della pandemia e l’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto scorso che ha causato dai 3 ai 5 miliardi di danni, producendo migliaia di sfollati. Su quest’ultima vicenda, che ha sconvolto la società libanese, sono ancora in corso le indagini che dovranno definire le responsabilità dell’accaduto.

Dal punto di vista sanitario, attualmente il numero di persone contagiate dall’inizio della pandemia ha superato la soglia dei 100mila casi, con un incremento, allo stato attuale, di circa 2 mila casi al giorno. Per questo motivo giovedì 12 novembre è stato indetto un lockdown parziale per cercare di limitare i  danni senza fermare completamente l’economia. Il Paese e la popolazione libanese stessa, infatti, non potrebbero sopportare un nuovo blocco totale.

Le proteste iniziate il 17 ottobre 2019 rivolte contro la corruzione e l’establishment politico, di cui i cittadini non hanno nessuna fiducia, si sono via via ristrette con l’aggravarsi della situazione. Al momento si registrano tenui proteste il venerdì e il sabato. Non è scomparsa la convinzione che aveva mosso la società civile lo scoro anno, ma la frustrazione e l’esaurimento delle energie della popolazione hanno contribuito a ridimensionare il movimento.

Segnali positivi arrivano, però, a seguito delle elezioni per i Consigli studenteschi di alcuni atenei. Alla Libanese American University, tra le principali università del Paese dei cedri, infatti, i giovani candidati indipendenti hanno trionfato in tutti i seggi dei campus di Byblos e Beirut in cui avevano corso. Un duro colpo per i candidati legati ad Amal, il partito sciita del presidente del parlamento Nabih Berri, e alle Forze Libanesi, partito nazionalista della destra cristiana, che dona speranza alle piazze.

 

ph: osmed.it