Nigeria, contro la forza della polizia

Nigeria, contro la forza della polizia

Le piazze sono piene e non sono mute: hanno la voce dei giovani e delle giovani che chiedono cambiamento. Succede anche in Nigeria dove, dall’inizio di ottobre, migliaia di manifestanti protestano nelle principali città del Paese contro la Special Anti-Robbery Squad (SARS), una unità speciale della polizia accusata di esecuzioni extragiudiziali, arresti e detenzioni immotivati, e violenze nei confronti delle donne.

Istituita nel 1992 come unità del Dipartimento di intelligence e investigazione criminale della Nigeria, la SARS è strettamente monitorata da Amnesty International, che da anni ne denuncia gli abusi. In un rapporto diffuso a maggio di quest’anno, l’organizzazione non governativa ha documentato le torture subite da almeno 82 persone, giovani di età compresa tra i 18 e 35 anni, rinchiusi nei centri di detenzione SARS tra gennaio 2017 e maggio 2020.

Già nel 2017 una petizione per l’abolizione della SARS aveva raggiunto il parlamento di Abuja, ma a questa richiesta non venne dato seguito. La protesta si è rianimata i primi di ottobre, dopo la diffusione di un video che testimonia l’omicidio di un ragazzo. Così si è tornati nei luoghi reali, con un attivismo che ha superato i confini della Nigeria e ha coinvolto le numerose diaspore sparse per il mondo, e in quelli virtuali, con l’hashtag #EndSARS divenuto uno dei temi più dibattuti su Twitter.

L’11 ottobre il Presidente Muhammadu Buhari ha acconsentito a smantellare la SARS – dichiarazione già resa in passato, ma mai concretizzata – istituendo però una nuova unità, la Special Weapons and Tactics (SWAT). I manifestanti temono si tratti solo di un cambio di nome, e per questo continuano a protestare e a chiedere:

– il rilascio immediato di tutti i manifestanti arrestati;

– giustizia per le vittime della brutalità della polizia e una compensazione per le loro famiglie;

– la creazione di un organo che indaghi sulle denunce a carico della polizia;

– un esame psicologico degli ex membri della SARS, prima che questi assumano nuovi incarichi di polizia;

– un aumento dei salari dei poliziotti, affinché proteggano meglio i cittadini.

Si continua a protestare nonostante la repressione violenta delle autorità, che ha raggiunto il suo culmine il 20 ottobre scorso, quando le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco sui manifestanti riuniti al casello di Lekki, nello Stato di Lagos. Amnesty International ha parlato di 12 morti e diversi feriti, bilancio che si è ridotto a una sola vittima nelle parole del Governo. Secondo la stessa organizzazione non governativa, sarebbero 56 le vittime dall’inizio delle proteste e il numero potrebbe salire ancora, considerando l’escalation degli ultimi giorni.