Libano: l’esplosione di Beirut e la ricostruzione dal basso

Libano: l’esplosione di Beirut e la ricostruzione dal basso

L’esplosione del 4 Agosto – che ha smantellato il porto di Beirut e gran parte della città –  ha provocato oltre 180 vittime, quasi 7mila feriti e 300mila famiglie sfollate, oltre a più di 4 miliardi di danni secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale e delle Nazioni Unite. In una città in cui erano già visibili e stratificati i segni di precedenti devastazioni di altra natura, la recente esplosione non ha colpito solo importanti infrastrutture, edifici e palazzi, ma anche piccole attività commerciali, bar e locali, università, scuole e ospedali, minando ulteriormente il tessuto sociale di un Paese e di una popolazione già ridotta allo stremo negli ultimi mesi.

La crisi economico-finanziaria ha portato al collasso molte attività, all’ulteriore razionamento nella fornitura di energia elettrica pubblica e all’aumento dei prezzi di alcuni beni di prima necessità, inclusi pane, farina e anche carburante, che è indispensabile per l’alimentazione di generatori privati alla base dell’approvvigionamento elettrico del Paese.

Nelle ultime settimane inoltre i contagi giornalieri dovuti alla diffusione del Covid-19 hanno superato le 500-600 unità, con livelli mai raggiunti in Libano dall’inizio della pandemia. In questo contesto, alcuni dei principali ospedali di Beirut sono stati gravemente danneggiati dall’esplosione, presentando ad oggi una situazione drammatica di oggettiva incapacità e impossibilità ad accogliere i malati e prestare le cure necessarie.

La duplice esplosione del 4 Agosto ha rappresentato agli occhi di molti libanesi il punto di non ritorno, simbolo dell’incuria e delle scarse capacità amministrative dei governi che si sono susseguiti negli anni. Una situazione che ha riacceso una nuova ondata di manifestazioni e proteste nelle giornate immediatamente successive al disastro, con la popolazione che è riuscita a entrare in alcuni Ministeri e a sfondare le barriere poste a difesa dei palazzi del potere sin dall’inizio delle proteste dello scorso ottobre.

Una duplice narrazione si è sviluppata sui recenti eventi libanesi: i riflettori internazionali si concentrano sugli sviluppi istituzionali e le ultime battute di una lunga crisi politica che ha visto, nelle ultime settimane, nuove dimissioni sia di parlamentari che del Primo Ministro Diab e infine la nomina di un nuovo capo di governo. A ciò si aggiungono le visite del Presidente francese Macron, accolto come un salvatore da alcuni e contestato per le sue ingerenze politiche da altri, e la notizia di apparenti aperture dei principali partiti politici verso una revisione del sistema confessionale su cui si fonda il Paese.

Dall’altra parte invece, minore attenzione si rivolge all’impegno e allo sforzo di migliaia di volontari che si sono riuniti e auto-organizzati in un’impresa di ricostruzione e assistenza porta a porta senza precedenti. Le iniziative messe in campo sono principalmente di pulizia o rimozione dei detriti dagli edifici e tentativi di ricostruzione che coinvolgono parallelamente abitazioni, palazzi storici, locali e università per rendere questi luoghi nuovamente agibili e permettere alle famiglie sfollate di rientrare a casa. Queste ultime sono in larga parte ospitate o in cerca di ospitalità in altre case di vicini, parenti o sconosciuti, in una logica di solidarietà e condivisione tra privati che nulla ha a che vedere con i soccorsi o un piano d’emergenza proposto dallo stato.

A fronte di uno stato centrale assente, la ricostruzione richiederà certamente tempi lunghi, considerata la scarsità di risorse disponibili e le iniziative di assistenza, promosse dal basso, necessitano del più ampio supporto possibile. Per questo motivo Non Dalla Guerra invita a sostenere l’iniziativa di una nostra volontaria – Marta Pannunzio – che si è attivata organizzando una raccolta fondi per acquistare mascherine, gel e altri medicinali specificatamente richiesti da inviare al S. George Hospital, uno degli ospedali di Beirut più colpiti dall’esplosione.

Per un contributo, in base alle possibilità di ognuno, è possibile donare a questo link: https://paypal.me/spedizioneLibano?locale.x=it_IT