Libano: tra pandemia e crisi economica

Libano: tra pandemia e crisi economica

Da quando a fine a febbraio il coronavirus è arrivato in Libano, le autorità centrali hanno da subito disposto il lockdown. Questa scelta ha permesso al Paese di avere per i primi mesi un numero di casi relativamente ridotto rispetto al trend mondiale. Una situazione che, però, ora è sensibilmente diversa come ci spiega Lorenzo Forlani, giornalista freelance di base a Beirut e che fa il punto per noi su quali sono oggi le condizioni del Paese dei cedri.

 

L’incremento di casi di Covid-19 negli ultimi mesi è dovuto da un lato dal fatto che il lockdown è stato lentamente allentato a causa della pesante crisi economica che attraversa un Paese che non può permettersi di rimanere completamente bloccato per troppo tempo. Dall’altro perché i tanti cittadini libanesi all’estero hanno cominciato a rientrare. In questo contesto il numero di contagiati ha cominciato ad aumentare con una media di 50-60 nuovi casi ogni giorno.

Se si guarda poi alla situazione dei numerosi campi profughi nel Paese che conta al suo interno quasi un milione di profughi siriani e 500mila profughi palestinesi arrivati partire dalla Nakba del 1948, non si può far altro che notare come il virus non abbia fatto altro che rendere ancor più drammatica e difficile una situazione già precaria da anni. Le autorità centrali hanno lentamente abbandonato i profughi a loro stessi e le ong attive assieme alle agenzie Onu hanno dovuto rivedere il loro lavoro nei campi profughi a causa della crisi sanitaria in corso.

Da ottobre 2019, inoltre, numerose proteste dal carattere trasversale e giovanile hanno attraversato le principali arterie del paese. Particolarmente accese sono state le mobilitazioni nella capitale, Beirut, ma anche Tripoli, seconda città più importante, a maggioranza sunnita e da anni ormai abbandonata dal governo centrale, ha visto una grande partecipazione.

La sensazione, come sottolinea Forlani, è che la pandemia sia solo l’ultimo dei tanti problemi che affliggono attualmente un Libano attraversato oggi dalla più grande crisi economica dai tempi della fine della guerra civile negli anni Novanta. Concretamente il Libano subisce il tasso di cambio tra lira libanese e dollaro, che ha portato i prezzi dei beni di prima necessità ad aumentare dell’80%. In tutto questo la classe media sta scomparendo del tutto e la forbice delle disparità e disuguaglianze si allarga sempre più. Secondo il World Food Programme circa il il 50% della popolazione ha paura di non avere cibo nei prossimi 6 mesi e si avvicinano al 70% i cittadini che scelgono di migrare da un Libano sempre più vuoto e al collasso dove il potere della moneta crolla giorno dopo giorno.