Per gli invisibili delle campagne quali diritti?

Per gli invisibili delle campagne quali diritti?

“Siamo invisibili per il Governo e il 21 maggio saremo invisibili nei campi”. Con queste parole i braccianti delle campagne italiane hanno annunciato lo sciopero attraverso il sindacalista dell’Usb Aboubakar Soumahoro. Le ragioni dello sciopero sono legate al Decreto Rilancio che secondo l’Usb “ha dato luogo, con uno strettissimo spiraglio irto di sbarramenti e condizionalità, alla regolarizzazione per mera utilità di mercato anziché garantire il diritto alla vita”.

Delle controversie di questo provvedimento, ma anche di quali siano le responsabilità dello sfruttamento che sta alla base della filiera agroalimentare degli “invisibili delle campagne” ce ne parla Sara Manisera, giornalista freelance e autrice del libro “Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne”

Il 13 maggio è stato approvato dal governo il cosiddetto Decreto Rilancio, che tra i suoi provvedimenti contiene una misura per regolarizzare una parte dei migranti irregolari presenti in Italia, a cui si è arrivati dopo una lunga contrattazione tra le forze del Pd e del Movimento 5Stelle. Una procedura riservata solo ad alcune categorie di lavoratori e che contempla la possibilità di richiedere la regolarizzazione attraverso due modalità: o i datori di lavoro fanno domanda per regolarizzare gli immigrati che vogliono assumere oppure i migranti possono richiedere un permesso temporaneo di sei mesi per cercare lavoro. Quest’ultima modalità sarà accessibile solo per chi potrà dimostrare di aver lavorato nei settori previsti dal decreto, ovvero quello dell’agricoltura, dell’allevamento, della zootecnia, della pesca, della cura alla persona e della casa.

Seppur diverse organizzazioni che si occupano di immigrazione considerino questa riforma una sorta di primo passo, allo stesso tempo hanno messo in luce come di fatto questo il provvedimento sia manchevole in quanto permetterà solo a un numero limitato di immigrati di poter essere regolarizzato.

«Per una reale efficacia dell’intervento, sarebbe stato necessario un allargamento quanto più possibile della platea dei beneficiari: innanzitutto non limitando l’accesso alla procedura di regolarizzazione prevista al comma 1 ai settori agricolo, di cura e lavoro domestico, ma aprendo anche agli altri comparti. Troppo restrittivi poi i requisiti richiesti al cittadino straniero per poter chiedere il permesso di soggiorno di 6 mesi per cercare un lavoro, previsto dal comma 2: saranno pochissimi quelli che potranno accedervi – scrivono in una nota le organizzazioni promotrici della campagna “Ero Straniero” -. La garanzia di un contratto, in un qualsiasi settore, non è già un elemento sufficiente perché la persona assunta possa vivere dignitosamente e contribuire alla società? Che senso hanno queste limitazioni se l’obiettivo della misura è il contrasto dell’invisibilità, con tutte le gravi conseguenze sul piano economico, sanitario e di sicurezza sociale che tale condizione comporta?». «Se si vuole realmente essere incisivi su quel terreno e ottenere risultati concreti, nell’interesse del Paese – continua la nota – occorre dare a quante più persone possibili l’opportunità di vedersi riconoscere diritti e tutele e prevenire la creazione di ulteriore irregolarità».