Grecia: un’altra crisi umanitaria dimenticata

Grecia: un’altra crisi umanitaria dimenticata

Torniamo a parlare di Grecia e della situazione di stallo in cui si trovano i migranti nel Paese “porta dell’Europa”. Ne parliamo grazie a Valerio Nicolosi, fotoreporter che poche settimane fa è stato a Lesbos e lungo il confine greco-turco per documentare le condizioni estremamente difficili di migliaia di persone.

Lesbos, Samos e Chios, le tre isole dove principalmente sbarcano i migranti, sono sovraffollate in seguito alla decisione del governo di destra di Mītsotakīs di non trasferire più le persone sulla terraferma. Il campo profughi di Moria oggi ospita 20 mila migranti quando in realtà avrebbe una capienza per accoglierne al massimo 3 mila. In queste condizioni, con un bagno ogni 1300 persone, moltissimi casi di violenza sulle donne e altrettanti tentativi di suicidio da parte di bambini e adolescenti, i diritti essenziali delle persone non esistono più. Senza contare che questa scelta del governo, inevitabilmente, ha delle ripercussioni sulla quotidianità delle isole e dei suoi abitanti con conseguenti tensioni tra migranti e locali.

Nel momento in cui Erdoğan ha aperto le frontiere, poi, il governo greco ha sospeso il diritto di richiedere asilo nel Paese, andando contro di fatto alla Convenzione di Ginevra e costringendo migliaia di persone in fuga dalla guerra a una sorta di limbo giuridico aberrante. Sempre a Lesbos, poi, a inizio di marzo il governo per “far fronte” al sovraffollamento ha deciso di utilizzare come hotspot una nave militare, in cui far dormire i migranti durante la notte e confinandoli all’area del porto durante il giorno.

Stando a un rapporto di Oxfam e Greek Council for Refugees (GRC), che fotografa la situazione tra lo scorso gennaio e febbraio, sono oltre  40 mila richiedenti asilo intrappolati in condizioni disumane nei cinque campi profughi allestiti dalla Ue nelle isole greche. Un numero sei volte superiore alle effettive capacità di accoglienza delle strutture.

Sul confine di terra greco-turco (di oltre 200 km) lungo il fiume Evros, con l’apertura delle frontiere da parte di Erdoğan più di 100 mila persone secondo la Turchia (13mila secondo la Grecia che combatte con Ankara una guerra di propaganda) si sono riversate alle porte dell’Europa. E la risposta della Grecia è stata tra le più volente con arresti e respingimenti a suon di gas lacrimogeni e manganelli nei confronti di chi tentava di varcare il confine.

Con la diffusione del coronavirus molte ong che operano in Grecia hanno richiesto l’evacuazione immediata dei campi profughi delle isole, ma per il momento senza alcun risultato. A quanto pare con una pandemia in corso  il destino di decine di migliaia di persone – in fuga da guerra e persecuzioni e che oggi vivono allo stremo in Grecia –  non è prioritario.

 

ph: Medici Senza Frontiere