Omar e Salman: i figli dell’Iraq

Omar e Salman: i figli dell’Iraq

Iniziate ad ottobre continuano le manifestazioni in tutto l’Iraq per contrastare il sistema politico su base confessionale che governa il Paese e la corruzione che divora uno tra gli Stati con i maggiori giacimenti petroliferi del Medio Oriente dopo l’Arabia Saudita. La più grande ondata di dissenso è quella che si è costituita attorno a piazza Tahrir a Baghdad, ma le proteste hanno preso piede anche in molte altre città del Paese come a Nasiriyah, Basra, Kerbala, Babel e Muthana.
A oggi sono oltre 450 i morti causati dalla dura repressione governativa che ha risposto agli striscioni e ai cortei con lancio di lacrimogeni ad altezza uomo e proiettili.
Il Primo Ministro Adil Abdul Mahdi è stato costretto a dimettersi dopo l’uccisione da parte delle forze speciali di oltre 40 persone a Nassiryia, ma i giovani che animano le manifestazioni sono convinti che un solo cambio di nome non sia più una soluzione accettabile. In un Paese sommerso nella corruzione che ha saturato il contesto pubblico-politico di questi ultimi anni, segnato dall’occupazione americana, dalla violenza interconfessionale e dall’arrivo dell’Isis nel 2013.

AP Photo/Hadi Mizban

 

I protagonisti di queste contestazioni sono proprio i giovani, molti minorenni, che si ritrovano nella capitale e nelle città in cui i posti di lavoro e le risorse idriche scarseggiano maggiormente. Da settimane si scontrano con le forze speciali dell’esercito, con le milizie filo-iraniane e gruppi non meglio identificati.
Secondo quanto riportato dall’agenzia internazionale AFP sono più di 20.000 i feriti. A questo si aggiunge un vero e proprio clima di terrore, alimentato da rapimenti, sparizioni e arresti arbitrari e ingiustificati.
Giorno dopo giorno difensori dei diritti umani, attivisti e giornalisti scompaiono o vengono uccisi per le loro opinioni. Non si è in grado di fare una stima ufficiale, ma a piazza Tahrir è stata esposta una lista di nomi che viene drammaticamente aggiornata giorno dopo giorno.


L’11 dicembre scorso Omar Kadhem Al-Ameri, 27 anni, attivista per i diritti umani, e Salman Khairallah, 28 anni, ambientalista sono spariti. Si stavano recando ad acquistare delle tende da portare a Piazza Tahrir a sostegno dei manifestanti quando sono scomparsi nel nulla.
Secondo fonti non ufficiali, sarebbero stati arrestati per il loro sostegno alle manifestazioni di piazza Tahrir. È stato subito pubblicato un appello per chiedere il loro rilascio, o almeno rassicurazioni sul loro stato di salute. 
L’ organizzazione non governativa Sports Against Violence scrive che «i difensori dei diritti umani e gli attivisti sono tuttora la vera garanzia per il proseguimento della natura pacifica della protesta» e che «il diritto a manifestare è garantito dalla costituzione irachena. Non possiamo accettare gli arresti arbitrari e illegali».
Solo venerdì scorso, nella zona di Al-Sinek vicina a piazza Tahrir, circa 80 manifestanti sono stati rapiti da uomini armati non identificati. Di questi, solo una trentina sono stati rilasciati.

Come raccontato da Sara Manisera su Altreconomia.it e su La Repubblica  Salman è il direttore esecutivo di un’associazione locale che si occupa della protezione dei fiumi Tigri ed Eufrate e del patrimonio culturale iracheno associato all’ambiente. È uno dei promotori della campagna “Save the Tigris” e dell’iniziativa che ha portato le paludi meridionali a essere inserite nel patrimonio dell’Unesco nel 2016. Omar Kadhem, invece, lavora per il Centro Informazioni per la ricerca e lo sviluppo ed è attivo in numerosi progetti di prevenzione dell’estremismo e di peacebuilding. Entrambi lavorano e fanno parte del Forum Sociale Iracheno, un movimento che unisce giovani volontarie e volontari da tutto l’Iraq indipendente dal proprio credo o dalla propria identità.  Dopo la loro scomparsa, Michel Forst, Relatore Speciale ONU sui Difensori dei Diritti Umani, ha espresso preoccupazione e chiesto che venga fatta luce sul caso, mentre a Baghdad e a Basra si stanno moltiplicando le marce e i sit-in con le foto dei giovani attivisti scomparsi.

La partecipazione di Salman e Omar alle manifestazioni di Piazza Tahrir in questi mesi è stata mossa dallo slogan “Un altro Iraq è possibile”. Un Iraq di pace, giustizia sociale e democrazia che Salman, Omar e tanti altri cercano di costruire giorno dopo giorno promuovendo una cultura di pace e non violenta.
Nonostante la violenta escalation delle ultime settimane e le continue intimidazioni, la popolazione irachena è sempre più attiva e organizzata grazie a una fitta rete sociale che riesce a coinvolgere sempre più persone in un processo orizzontale di autogestione dove le donne conservano un ruolo chiave.
Sono a centinaia le persone di ogni età, credo e comunità che si ritrovano attorno a piazza Tahrir per pulire, cucinare, medicare i feriti e prendersi cura del proprio Paese, all’insegna della non violenza in quello che può essere definito uno “Stato autogestito” dentro lo Stato.

Anche Non Dalla Guerra chiede libertà per Omar e Salman e per tutti gli attivisti, i difensori dei diritti umani e i manifestanti ingiustamente arrestati o rapiti.

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