Libano unito: “All means all”

Libano unito: “All means all”

Da oltre un mese in Libano si protraggono ondate di contestazione popolare. Proteste che riflettono un malessere verso un sistema politico fossilizzato, verso una giustizia sociale pressoché inesistente e verso un intero apparato economico che ha ampliato la forbice della distribuzione delle risorse a discapito delle fasce sociali più fragili. Tutto ciò con un livello di corruzione alle stelle. Ciò che sta accadendo in Libano porta la nostra associazione a riflettere riguardo all’importanza dello sviluppo di una educazione di pace, che sappia andare incontro alle necessità della popolazione più debole e alle istanze democratiche delle nuove generazioni.

Per comprendere più a fondo cosa sta accadendo in Libano abbiamo chiesto a Guy Gebara, giovane libanese di 20 anni che la scorsa estate ha partecipato ai campi di volontariato di Non Dalla Guerra in Giordania, di spiegarci qual è la situazione oggi nel suo Paese:

«Libano unito: uno shock per il Paese e per il mondo intero. Ciò che stiamo osservando in questi giorni in Libano è storia. Una storia che viene scritta di verde, come il cedro, di rosso e di bianco. Una storia che viene scritta con i colori della bandiera libanese, bandiera sotto la quale tutti restano uniti

Il Libano, unico stato in Medio Oriente ad avere un’alta percentuale di popolazione cristiana, è un piccolo Paese composto da 18 religioni differenti tutte rappresentate all’interno del Parlamento, del Governo e delle Istituzioni Pubbliche. Per 15 anni, dal 1975-1990, il Libano ha vissuto una guerra civile che ha portato ogni gruppo religioso a seguire il leader della propria comunità con una conseguente crescita di forte risentimento tra gruppi diversi. Ma questo, oggi, che cosa significa? Ogni gruppo religioso ha un suo rappresentante all’interno di ogni istituzione, Ministero e via dicendo. Ogni gruppo ha protetto e continua a proteggere i propri membri e rappresentanti, anche se corrotti. Questo atteggiamento, inevitabilmente, comporta la presenza di un governo corrotto.

Quali sono state dunque le cause di questa sorprendente, ma al tempo stesso prevedibile rivoluzione che ha visto scendere nelle piazze e nelle strade migliaia di persone? In primis la corruzione ai massimi livelli così come un’economia in deterioramento accompagnata dall’instabilità della lira libanese e dalla carenza di dollari statunitensi. Altrettanto determinante, poi, l’eccessiva tassazione per le classi meno abbienti e un alto livello di disoccupazione giovanile. Il motivo che ha fatto scattare le proteste è stato l’annuncio, da parte del ministro delle telecomunicazioni Mohammad Choucair, di una nuova tassa per l’applicazione telefonica WhatsApp. La notizia ha sconvolto la popolazione libanese, che si è riversata nelle strade nella notte del 17 ottobre e che ha iniziato le proteste, che tutt’ora continuano.

Le richieste principali della popolazione sono le dimissioni (ottenute) del premier Saad Hariri, la creazione di un governo tecnocratico indipendente, la rimozione delle tasse applicate alle classi meno abbienti, la creazione di leggi contro la corruzione e l’indipendenza delle corti e dei tribunali.  Che cosa contraddistingue questa rivoluzione da quelle del passato? Come riportato da Reuters, più di 1 milione di persone si sono riversate nelle strade del Libano per protestare e tutti i gruppi religiosi si sono uniti per la lotta alla corruzione. Il motto della rivoluzione, “All means all” (“Tutti significa tutti”) colpisce direttamente e indistintamente i partiti politici. 

Nel corso della rivoluzione, tutti i partiti politici ai vertici hanno cercato di intervenire e interferire. Alcuni si sono mostrati dalla parte delle proteste, altri hanno cercato di domare la rivoluzione tramite intimidazioni. Nel frattempo, però, alcuni giudici hanno iniziato a investigare sui casi di corruzione. Ad oggi tutte le manifestazioni di chiusura e blocco delle strade sono state interrotte, puntando invece il focus sulle proteste dinnanzi alle istituzioni pubbliche corrotte.

Ciò che rimane alla fine è la popolazione libanese, unita e forte. Quando ormai si pensava che la luce nel buio stesse per spegnersi, quando si pensava che fosse troppo tardi, la rivoluzione è iniziata, accendendo un fuoco di speranza all’interno dei cuori di tutti i cittadini libanesi».

Guy Gebara