Dalla parte dei diritti umani, sempre

Dalla parte dei diritti umani, sempre

Prosegue l’offensiva militare turca contro i curdo-siriani del Rojava, iniziata poche ore dopo l’annuncio del presidente americano Donald Trump di voler ritirare le truppe americane impegnate nel nord-est della Siria lo scorso 6 ottobre. Oltre a rappresentare una vera e propria invasione, avente come obiettivo la distruzione del progetto di autonomia democratica voluta dai curdi del nord della Siria e salvaguardata a caro prezzo anche durante l’occupazione jihadista di Siria e Iraq, l’azione militare intrapresa da Erdogan sta avendo luogo nel totale non rispetto del Diritto Umanitario Internazionale e della Convenzione di Ginevra. In sole due settimane di conflitto la mappa della Siria è radicalmente cambiata. Nonostante l’evidente prova di forza del popolo curdo-siriano – che già nel 2017 in occasione dell’avanzata dello Stato islamico nella regione aveva dato dimostrato di essere in grado da solo di bloccare l’avanzata del gruppo jihadista nella regione riconquistando la città di Raqqa – il futuro dell’esperimento democratico curdo-siriano nella regione sembra oggi sempre più compromesso. La necessità di allearsi con gli uomini di Bashar al-Assad per poter fermare l’avanzata turca è probabilmente destinata a riportare molte parti della Siria settentrionale sotto il controllo del regime. Il territorio stesso che gli Stati Uniti e i curdi hanno difeso insieme per liberarlo dall’ISIS sarà dunque consegnato agli uomini di al-Assad, che avranno una maggiore influenza – se non addirittura il controllo totale – sull’area. 

Oltre al futuro quasi compresso dell’autonomia curdo-siriana nella regione, continuano a destare preoccupazioni le drammatiche conseguenze delle operazioni militari ai danni della popolazione civile. Le forze militari turche, sostenute dalle milizie dell’opposizione siriana tra cui i jihadisti del Fronte al-Nusra., stanno dimostrando un vergognoso disprezzo per la vita dei civili, compiendo gravi violazioni e crimini di guerra, tra cui omicidi sommari e attacchi indiscriminati nelle aree residenziali. Nonostante l’accordo tra il governo siriano e i combattenti curdi, mediato dall’intervento della Russia, per fermare l’avanzata turca nella regione da un lato e la tregua proposta dagli Stati Uniti alla Turchia dall’altro, le azioni militari continuano a devastare la vita delle popolazioni civili, che ancora una volta si trovano costrette a fuggire dalle loro terre di fronte al timore costante di bombardamenti indiscriminati, rapimenti e uccisioni.

Le preoccupazioni avanzate dalle principali organizzazioni umanitarie che operano sul territorio riguardano il deterioramento delle condizioni di vita che l’intensificarsi dell’escalation militare potrebbe causare, con danni e conseguenze irreversibili per l’intera regione. Vi sono paure reali e fondate sul fatto che i circa 100.000 sfollati generati dall’inizio dell’offensiva non stiano ricevendo abbastanza cibo, acqua pulita e forniture mediche, mentre appaiono sempre più incerte le modalità attraverso le quali sarà possibile fornire ai bisognosi la necessaria assistenza nel lungo periodo se il conflitto non cesserà a breve. I campi per gli sfollati interni sono sempre più gremiti e dipendono interamente dagli aiuti umanitari. Questi ultimi potrebbero subire tagli significativi a causa della continuazione degli scontri, con conseguenze drastiche sulla sopravvivenza dei civili, soprattutto di donne e bambini. In particolare, le azioni della Turchia rischiano di ostacolare la fornitura di assistenza salvavita e di assistenza medica ai bisognosi, con l’effetto di provocare una vera e propria catastrofe umanitaria in un Paese già devastato dalla guerra. È inoltre probabile che i nuovi combattimenti provocheranno lo sfollamento di altre decine di migliaia di persone che tenteranno di spostarsi verso sud per sfuggire ai bombardamenti o che saranno costrette a lasciare la Siria cercando rifugio e protezione negli Stati limitrofi o in Europa. Con il rischio in quest’ultimo caso di assistere al riversarsi di un numero sempre maggiore di profughi siriani sulle isole greche. 

Come associazione che mette da sempre al centro del suo lavoro la pace e la non violenza, Non Dalla Guerra non solo auspica la cessazione immediata delle ostilità, ma chiede che siano garantite condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza tali da salvaguardare la popolazione civile, che venga interrotto l’utilizzo di armi chimiche e che le organizzazioni non governative presenti in Siria del Nord non siamo vittime di ulteriori attacchi diretti, come denunciato nei giorni scorsi. In questo il Governo italiano e l’Unione Europea contribuiscano a dare una risposta chiara nei confronti di questa pericolosa escalation, prendendo posizione sull’operato di Erdoğan e sulle sue dichiarazioni che utilizzano milioni di esseri umani come merce di scambio, e istituiscano una commissione d’inchiesta indipendente sui crimini commessi.