“Corpi Migranti”, il reportage di Max Hirzel

“Corpi Migranti”, il reportage di Max Hirzel

Anche Non Dalla Guerra è tra gli organizzatori della mostra fotografica “Migrant Bodies – Corpi Migranti” del fotoreporter Max Hirzel . Ad ospitare il reportage, fino al 16 ottobre, è la Libreria Galla di Vicenza (Corso Palladio, 11). Hirzel con le sue foto documenta un angolo poco indagato del fenomeno immigrazione: la gestione della morte e dei corpi dei migranti deceduti in mare e recuperati.

Sepolture, lavoro di identificazione, il lutto impossibile delle famiglie dei dispersi. È stata definita “fotografia chirurgica”. Con una prospettiva inusuale e immagini lontane da ciò che l’immaginario collettivo è abituato a vedere, questo lavoro consente di guardare al tema con altri occhi; le fotografie, le storie che stanno dietro, portano a guardare noi stessi come davanti a uno specchio e a interrogarci sulle nostre convinzioni e su quale società vogliamo essere, ora e in futuro. Max Hirzel ci parla attraverso le sue fotografie di una realtà nascosta, di ciò che accade dietro un sipario a noi chiuso. Aprirlo significa dare dignità ad un fenomeno umano, o semplicemente provare ad andare oltre il legittimo ma non esaustivo dibattito favorevole o contrario all’immigrazione; perché essere consapevoli delle altrui sofferenze è il primo passo verso la costruzione di una società più libera.

Il fenomeno migratorio in atto ormai da molti anni in Italia è un fenomeno prima di tutto umano, oltre che sociale e politico. L’immigrazione è uno dei principali punti nelle agende politiche dei governi del mondo e questo fatto non può che creare un dibattito sull’opportunità o meno di creare politiche di accoglienza e di gestione dei flussi migratori. Comprendere un fenomeno così importante e provare a stabilirne i risvolti sociali e politici futuri è più che mai utile e legittimo, così com’è utile prendere una posizione consapevole e libera da luoghi comuni.

Rimane però un aspetto troppo spesso non considerato: quello umano. Il canale migratorio del mediterraneo è una delle rotte più pericolose del mondo per chi desidera partire. Dall’inizio delle rilevazioni si calcola – fonti UNHCR – che più di 30 mila persone abbiano perso la vita provando a raggiungere le coste italiane: molte di queste ad oggi non hanno un nome. Molte famiglie non hanno notizie di un proprio caro, e forse mai più ne avranno. Migrant Bodies racconta questo, e lo fa senza puntare il dito contro qualcuno.