Where are the borders?

Where are the borders?

Where are the borders? Why can’t I see them anymore?

Who opened my eyes? How and why now?

A group of young people of Non Dalla Guerra, coming from Italy and Catalonia to hear the stories from the people who lived the war, will now go back to their countries to share their knowledge and find others who will help them push on the government to open the borders… Well, is it that easy? Oh, wait! They believe they can make peace without any need to start war first; I’m interested to know more.

I started with Non Dalla Guerra trying to understand what they were doing here. A small idea, project or maybe a dream about opening the borders for the refugees, is that really what it is all about? I believe there’s something between the lines, as during the six weeks I spent with these wonderful people, I saw something else. It was something deeper than just some ideals and conversations, more than just some field visits and pictures. This is not what really connects us together, there’s something inside each one of us, knocking on the doors to get out, and the only way to see that thing is to open your door to listen to the silence around and inside you.

“You’re strong, so own it.”

Many things are the same as we normally do, but in a different way. The field visits, for example, were one of the simplest, most powerful things we did. They were so simple that we could have gone and come back without any results, or we could go and just listen. If you listen enough you can see the difference. We worked with the kids, too. Some who had lived the war and got enough from it, others who had been born after the war and lived in an environment that was a consequence of the war, a life without any clear future. Some still looking backwards, some others with many dreams ready to go far.

The nights when we shared together were the best experience for me for everything we did. We opened our hearts and shared our feelings, our points of view, and everything we had to be human again. What we are really doing is truly a great thing to witness. We are investing in young people who have that great power inside each one of them, that power that they haven’t seen yet, by showing them the way and asking them to lead, asking them to find what they already have.

It’s about helping the people, helping each other, as simple as that. We didn’t choose our nationalities, colors, religions, or even names, and we were born like this. It is really hard to understand this! At the end of the day, it’s not about who the refugees are, or if they are refugees at all. We are not helping “the refugees”, we care only about the People behind the label, because we are all human beings. We create those borders inside our heads and pretend that we care about where each of us comes from, allowing those borders to limit our way of thinking and living.

We only need to start with ourselves, to believe in what we can do as a change.

Don’t feel guilty about what you didn’t know before; feel proud about the small step you already took by joining this great project.

Be strong, you never know who you are inspiring.

Be proud. Start your journey!

Dove sono i confini? Perchè non riesco più a vederli?

Chi mi ha aperto gli occhi? Come e perché proprio adesso?

Un gruppo di ragazzi italiani e catalani, venuti in Giordania con l’Associazione Non Dalla Guerra, con l’obiettivo di ascoltare le storie delle persone che hanno vissuto la guerra, sono ora tornati nei loro Paesi per raccontare ciò che hanno visto e sentito e per far capire anche ad altri che il governo dovrebbe aprire i confini… Bene, sarà facile? Aspetta! Loro credono di poter costruire la pace senza prima dover fare la guerra; perciò mi sono interessato a saperne di più.

Ho iniziato a collaborare con Non Dalla Guerra, per capire cosa venissero a fare qui. È una piccola idea, un progetto o forse il sogno di poter aprire il confine ai rifugiati; ma è veramente solo questo quello di cui si occupa? Credo che ci sia qualcos’altro tra le righe, perché durante le sei settimane che ho vissuto con queste splendide persone, ho visto qualcos’altro. C’è qualcosa di più profondo, che va oltre i semplici ideali e conversazioni, che va al di là delle field visit e delle fotografie scattate. Questo non è ciò che ci mette in relazione, perché c’è qualcosa dentro ognuno di noi che bussa alla porta chiedendo di poter uscire e l’unico modo per capire cosa sia è quello di aprire la nostra parte più nascosta all’ascolto del silenzio attorno e dentro di noi.

“Sei forte, puoi farcela.”

Molte attività che l’Associazione porta avanti in Giordania sono le stesse che normalmente svolgiamo anche noi, ma vengono realizzate con una motivazione diversa. Le field visit, ad esempio, sono una delle attività più semplici, ma più incredibili che abbiamo svolto. Sono così semplici che potresti andare a incontrare una famiglia e tornare senza alcun risultato visibile, oppure potresti andare e semplicemente ascoltare. Nel momento in cui ascolti abbastanza puoi notare già la differenza. Abbiamo lavorato anche con i bambini. Alcuni di questi hanno vissuto la guerra e ne hanno abbastanza, altri sono nati dopo la guerra e ora vivono in un ambiente martoriato, vivono una vita senza un futuro definito. Alcuni guardano ancora indietro, altri sono carichi di sogni, pronti ad andare lontano.

Le serate di condivisione sono state per me il momento più importante di tutta l’esperienza. Abbiamo aperto i nostri cuori e condiviso le nostre sensazioni, i nostri punti di vista e tutto ciò che era necessario per riconoscersi nuovamente come umani. Quello che stiamo realizzando è davvero un grande progetto che deve essere testimoniato. Stiamo investendo in ragazzi che hanno una così grande energia dentro ognuno di loro, delle potenzialità che di cui non hanno ancora consapevolezza; lo stiamo facendo mostrando loro la strada e chiedendo di percorrerla per trovare quello che in realtà già possiedono.

Si tratta soltanto di aiutare le persone, semplicemente di aiutarsi l’un l’altro. Non possiamo scegliere la nazionalità, il colore della pelle, la religione e nemmeno il nome: nasciamo così. È davvero difficile capirlo e accettarlo. In conclusione quindi, non si tratta di capire chi sono i rifugiati o se lo sono realmente fino in fondo. Non vogliamo aiutare i “rifugiati”, bensì ci preoccupiamo delle persone andando al di là delle etichette, perché siamo tutti esseri umani. Creiamo quei confini nella nostra testa e fingiamo di preoccuparci da dove proviene ognuno di noi, permettendo a quei confini di limitare il nostro modo di pensare e vivere.

Dobbiamo solo iniziare da noi stessi, credere in ciò che possiamo fare per realizzare il cambiamento.

Non sentirti in colpa per quello che prima non sapevi; sentiti orgoglioso del piccolo passo che hai compiuto aderendo a questo grande progetto.

Sii forte, non sai mai chi stai ispirando.

Sii orgoglioso. Inizia il tuo cammino!

 

Ra’ad