Far collimare i pezzi

Far collimare i pezzi

Il calendario segna il 25 agosto.

Un giorno cruciale nelle ultime cinque estati per la preparazione dell’esame di turno, inseguito ogni volta con l’acqua alla gola, maledicendomi per il tempo perso e che potevo spendere meglio. Le preoccupazioni, negli ultimi anni, sono state di quest’ordine. ‘La prossima volta farò di più, mi prenderò per tempo’.

Il 25 agosto è arrivato anche quest’anno. Più incalzante che mai. Sono rientrato da due settimane, non devo preparare esami. Provo un’ansia simile, se non amplificata. Oltre a dover capire chi voglio essere da grande ho un compito molto importante, oneroso, responsabilizzante.

La Giordania mi ha messo di fronte a quelle che credevo essere alcune delle poche certezze su cui contavo, facendole vacillare. Ho sempre avuto la fortuna di ambientarmi facilmente in un contesto estraneo, calandomi bene nella parte, ma in questo caso sono emerse presto e prepotenti le differenze. Le incomprensioni. Le ingiustizie. I sensi di colpa. Il sentirsi a proprio agio insidiato e messo alla prova da un confronto continuo e assillante fra noi e loro. Pensavo di essere una persona di una certa sensibilità, convinta della propria identità, con dei punti fermi. Torno a casa e riprendo svogliatamente in mano il copione che conosco a memoria, i movimenti di sempre, scendo in garage, prendo la bici e imbocco la ciclabile per andare a bere lo spritz. C’era una ciclabile in Giordania? Ovviamente no. Non c’erano proprio le bici. Questo all’inizio mi sconvolgeva. Così come mi turbavano l’aria inquinata e la polvere che respiravo, l’assenza di raccolta differenziata, condizione igieniche spesso precarie, un caos spiazzante e anarchico. Al ritorno queste cose che ritenevo – e continuo a ritenere – importanti mi sembrano vuote. Non prioritarie. Collaterali. E così vedo scalfite e insignificanti le mie certezze, le mie abitudini, le mie intransigenze. È cambiata la gerarchia. Finalmente.

Ma qui fanno tutti così. E in un attimo vengo riassorbito e torno a mescolarmi a loro. Loro, perché ora è la routine che conosco a sembrarmi superflua, estranea. Alla fine è la cosa più semplice. La sicurezza del fare le cose note, il conoscerne il punto di partenza e quello d’arrivo. Questa volta però non posso fingere che qualcosa non sia cambiato, che forse le autostrade a tre corsie mi stanno un po’ strette mentre le deviazioni si fanno improvvisamente più allettanti. Sento di dover sporcare della polvere che mi è rimasta l’indifferenza, l’assuefazione e la rassegnazione del ‘tanto fan tutti così’, ‘cosa vuoi che cambi’.

Raccontare e provare a trasmettere la sensazione di conflitto interiore che ho vissuto e sto continuando a vivere, questo è il compito per casa che la Giordania mi ha assegnato. Rimettere insieme i pezzi raccolti. Ora, non ‘la prossima volta’. Aspettando il prossimo 25 agosto.

 

Mattia