Storie, non dati. Accoglienza al Caritas Center di Madaba.

Storie, non dati. Accoglienza al Caritas Center di Madaba.

“Un luogo di accoglienza”. Potrebbe essere descritto così il Caritas Center di Madaba. Qui si raccolgono informazioni di vario genere sui rifugiati. Qui ci si prende cura delle loro necessità. Salute, scuola, assistenza umanitaria. Anche un ambulatorio medico dove si svolgono visite e piccoli interventi chirurgici.

L’accoglienza avviene mediante registrazioni e ricostruzione dei percorsi migratori di siriani e iracheni. I bambini che arrivano con le famiglie possono trascorrere il tempo tra giochi e colori in attesa che i loro genitori completino la fase di raccolta dati.

Ci affianchiamo alle operatrici a cui le persone raccontano la loro vita e mano a mano che i dati appaiono sul monitor dei computer si sviluppano storie complesse, sofferte, cariche di sentimenti ed emozioni. Questi dati rappresentano, i dolori e le prove, le speranze e l’amarezza dei rifugiati.

Molte donne non hanno un’istruzione, qualcuno vive una disabilità e via via si compone un profilo di vulnerabilità che può essere più o meno alto. Si affronta quella che è la vita di tutti i giorni: casa, scuola, alimentazione, salute, reddito. A seconda del livello registrato si potrà ottenere un tipo di sussidio per poter vivere un’esistenza dignitosa.

In breve ci troviamo immersi nelle loro esistenze e cogliamo dettagli che sono molto più di semplici numeri: vivere in dieci in due stanze, dover pagare un affitto di 150 dinari con un sussidio di 200 e immaginare di spenderne 100 per mangiare. Dal nostro punto di vista i conti non tornano. Eppure queste sono le condizioni a cui loro devono sottostare per vivere mensilmente a Madaba. La ricerca di un equilibrio tra risorse disponibili e necessità è la sfida più grande per gli operatori del centro.

A un certo punto viviamo un momento di grande emozione. Un signore anziano entra nella stanza. Ha le lacrime agli occhi. Racconta della morte recente della moglie, stringe le mani degli operatori e da tutti raccoglie una parola di conforto. E’ un evento davvero toccante, imprevisto e di grande umanità. L’ufficio diventa un luogo significativo di incontro dove si condividono emozioni importanti e si va al di là degli adempimenti burocratici.

Ci troviamo impreparati e cerchiamo di partecipare con le uniche risorse che abbiamo: uno sguardo di vicinanza e partecipazione accompagnato da una stretta di mano.

Il tempo scorre veloce tra un racconto e l’altro assieme all’impegno di considerare con rispetto e attenzione queste storie di vita che si sintetizzano in un file di dati.

Incontriamo la vita di persone che hanno raccontato aspettative e sofferenze permettendoci di condividere parte della loro esistenza. La loro umanità ci ha consentito di andare oltre le semplici informazioni. Storie, non dati.

 

Giuseppe