La guerra in Siria è scoppiata all’improvviso

La guerra in Siria è scoppiata all’improvviso

“La guerra in Siria è scoppiata all’improvviso”. Queste le parole di una famiglia siriana durante le field visit di oggi. Ascoltandola si capisce che esiste una sola certezza: la sospensione della propria vita. Da un lato c’è la speranza di partire verso un altrove da dove ricominciare. Una speranza che diviene per molti realtà, per altri invece è solo un’attesa che dura anni. Dall’altro il desiderio di ritornare, un giorno, nella propria terra. La realtà è cruda: nessuno ritorna, storie e culture scompaiono in una diaspora che si ripete nella storia. Nel mezzo c’è la vita qui in Giordania, un’esistenza “sospesa” in un tempo che non esiste. Ci si sente sospesi vedendo le case non finite, vedendo i muri spogli di ogni oggetto personale. Ci sente sospesi nel comprendere che non sei riconosciuto, nel pensare che tuo figlio quest’anno potrà andare a scuola, ma l’anno prossimo forse no. 

E allora cosa rimane? Rimane lo sguardo di un bambino. Rimangono la sua vivacità e le sue corse e i suoi giochi. I bambini della guerra sono uguali a quelli dei nostri oratori. Nonostante tutto questo, sono uguali. È in questo sguardo che le famiglie trovano la forza per resistere. Per loro. Per il futuro dei propri figli; perché sono l’unica certezza in questo tempo di sospensione. Questa frase ci accompagna a letto. Per poche ore; il sempre puntuale canto del Moezin ci sveglia nel mezzo della notte giordana. Poco dopo l’alba il campanile della chiesa alle nostre spalle suona l’Ave Maria. Iniziamo a capire. Qui la parola d’ordine è complessità. La vita religiosa è vita sociale. Ma è anche politica, lavoro, pane. Per questo i gesti, le ritualità, le tradizioni sono parte essenziale del quotidiano: affermano la propria identità. La mente va agli occhi dei bambini della guerra, ai loro genitori e alle loro parole. Continuiamo a ricordare: “La guerra in Siria è scoppiata all’improvviso”.

 

Teresa, Francesco, Matteo, Roberto