Occhi per chi non vuole vedere

Occhi per chi non vuole vedere

A volte alcune parole sono più forti di altre.

A volte alcune parole rimbombano in testa e fanno più male di uno schiaffo.

“I lost hope in life” è quello che ci ha detto Nasar poco dopo essere scoppiato a piangere davanti a noi. Nasar ha perso la speranza perché non ha soldi per vivere, o meglio sopravvivere, ci ha detto che se trova un dinaro per strada è come se trovasse un milione.

Ha perso la speranza perché ha un’ernia al disco che non può curarsi, provocata dagli effetti di una bomba cadutagli vicino mentre scappava.

Ha perso la speranza perché ha una sorella che è mentalmente instabile e viene rifiutata da tutti, compresi i suoi figli.

Ha perso la speranza perché si sente morire dentro lentamente ogni giorno che passa, in una città che non è la sua.

Nasar è un uomo che non ha avuto paura di esternare la sua sensibilità e disperazione. Ci è venuto spontaneo chiederci chissà quante volte al giorno viene preso dallo sconforto. Ma soprattutto ci siamo chiesti cos’è che lo spinge ad andare avanti ogni giorno e non arrendersi?

La risposta alla seconda domanda l’abbiamo trovata nei suoi occhi e nel modo in cui si rivolgeva alla sorella: “nur ainy”, “habibti” (“luce dei miei occhi”, “tesoro mio”).

Gli occhi prima bagnati dalle lacrime, che poco dopo sorridevano nel comunicare con la sorella, esprimevano un legame di amore fraterno profondo e quasi disarmante che credo non dimenticherò facilmente. Nonostante sembri avere tutto contro e non abbia ormai più nulla da perdere quest’uomo è riuscito involontariamente con pochi gesti e parole ad insegnarci una grande lezione d’amore.

In questi giorni stiamo ascoltando storie diverse, incontriamo persone che ci fanno entrare nelle loro vite offrendoci tutto ciò che hanno senza chiederci nulla in cambio.

Stiamo diventando responsabili e custodi di tutto questo e non possiamo esserne indifferenti. Non dobbiamo essere ciechi, ma provare ad avere occhi anche per chi non vuole vedere.

 

Ilaria