Giordania: prima visita

Giordania: prima visita

Venezia-Amman. 4 ore di viaggio, 4 ore di ritardo: siamo già in Giordania.

Ad Amman, la capitale del paese, ci aspettano gli altri partecipanti del gruppo di Non Dalla Guerra, con i quali avremmo dovuto spostarci fino alla parrocchia che ci deve ospitare per queste due settimane ma, forse fortunatamente, non riusciamo a raggiungere in orario il gruppo, perdendo così la coincidenza del pulmino. Ci mettono in contatto con Giovanni, uno dei fondatori dell’Associazione, che ora vive nel paese e ci accompagna in macchina al campo. Partiamo così a notte inoltrata e dai finestrini guardiamo incuriositi i nuovi paesaggi notturni e, trasportati dai suoi racconti, ci perdiamo nelle sue parole, scopriamo che è uno dei paesi più poveri d’acqua al mondo e confermiamo che hanno una concezione temporale un po’ diversa. Arriviamo al campo, posiamo la testa sul cuscino e il muezzin comincia la chiamata alla preghiera della mattina. Sarà una lunga notte.

 

La mattina iniziamo subito le attività e gli incontri con le famiglie dei rifugiati sono tra quelle che ci segnano di più emotivamente. Colpiscono profondamente le storie dei padri scappati per non perdere la dignità, gli occhi e l’espressione del loro viso rapiscono, trasmettono un senso di responsabilità: ascoltare e portare con sé la loro storia.

 

Che mondo è quello in cui una mamma, la tua mamma, scappa da casa per la guerra? Dove è la dignità di un padre che non può lavorare e quindi pagare l’affitto per mesi e mesi? Dove è la dignità quando un ragazzo non può nemmeno sognare il suo futuro?

 

In quel momento, nel momento in cui entri nelle loro piccole case e vedi il dolore, la paura e la fatica della guerra, sorgono mille domande, forse banali, ma ora angoscianti. In quell’esatto momento si realizza l’importanza di portare con sé la semplicità delle persone che hanno perso tutto, ma non il sorriso e la speranza di una vita migliore, di tornare nella loro casa e di non trovare più la guerra.

 

 

Enrico e Luca