Le persone che ho incontrato

Le persone che ho incontrato

Nelle nostre città si respira ormai un’aria natalizia, nonostante il caldo di questo inverno mancato. In università si danno i primi esami, il lavoro procede come sempre, nel tempo libero comincia la disperata ricerca dei regali di Natale. Si va a pattinare, la sera si esce, si programmano i festini di Natale per salutare gli amici che, fuori sede come me, torneranno a casa nelle prossime settimane.

C’è tanto rumore intorno, tra le canzoni di natale e quelle dei nuovi gruppi musicali appena scoperti, tra l’euforia di un compleanno appena trascorso e l’attesa dei cenoni in famiglia dove mangi fino a scoppiare. Tante cose da fare e tanti progetti per il futuro, come sempre. Tanta felicità per una vita talvolta frenetica ma bella proprio perché ricca.

Quando ti svegli, apri gli scuri della finestra, fai piano per non turbare il silenzio che avvolge le coinquiline che ancora dormono, vai in bagno a lavarti la faccia e ti guardi allo specchio, beh lì è diverso. Prima di pensare alla giornata che ti aspetta, prima di iniziare a fare tanto rumore ed essere travolta dalla tua quotidianità, osservi bene chi c’è davanti a te.

Ho ventun anni appena compiuti ma davanti a me c’è un’altra ragazza, poco più grande, quattro o cinque anni in più e già sette figli. È scappata dalla guerra in Siria e si è rifugiata illegalmente in Giordania con la famiglia. Conosce solo il mondo della casa e non osa guardare negli occhi i suoi ospiti venuti dall’Europa che ascoltano incuriositi le storie raccontate dal marito.

Nello specchio del mio bagno c’è la più dolce delle madri che nelle mille difficoltà della sua vita quotidiana, trovandosi sola con due figli a carico in un paese straniero, trova comunque il tempo di insegnare il Corano nella moschea che frequenta, l’energia di trasmettere i suoi valori ai più piccoli.

C’è un professore che per più di vent’anni ha insegnato storia medioevale dei paesi islamici. Oggi tiene un libro in cui registra tutte le morti e le sparizioni di cui è a conoscenza, per non dimenticarsi di nessuno e per trasmettere ai posteri una storia vissuta e provata in prima persona. Si devono sapere i nomi di tutti coloro che hanno perso la vita in questo conflitto, perché nel futuro le persone sappiano che è successo.

C’è una madre preoccupata per suo figlio: ha visto sparare a due ragazzini, è successo davanti ai sui occhi, e per questo trauma a dodici anni non riesce a controllare la vescica.

C’è il sorriso di una signora che mi ricorda tanto mia nonna, mentre ci regala un vaso enorme della migliore marmellata di fichi che abbia mai mangiato.

Un signore che, dopo averci visto pulire il cortile della parrocchia in cui alloggiavamo, per ringraziarci, ci ha portato un grande vassoio con un dolce tipico, di cui cerco ancora disperatamente la ricetta su internet.

Le luci di natale, la confusione, i rumori, la frenesia della giornata non sono ancora entrate nella mia mente, dove regnano il silenzio del deserto e il ricordo della sabbia che ti entra nelle orecchie e fra i capelli, mentre distesa guardi le stelle che ti circondano.

Io vedo te e ciò che vedo è me stesso.

Portiamo dentro di noi le persone che incontriamo, loro diventano una parte di noi e noi una parte di loro, e così siamo unici e uguali.

A natale i parenti mi chiederanno di raccontare la mia esperienza in Giordania, ma dopo i primi minuti di racconto mi faranno i complimenti ( Brava, brava, fai bene! ) e cambieranno discorso. Non basta.

Vorrei portarli alla mattina davanti a quello specchio, e fargli vedere tutte le persone che ho incontrato, mostrando loro che incontrare qualcun altro è molto semplice, basta vederlo e rivedersi.

 

Elena