Sabbia nelle scarpe

Sabbia nelle scarpe

Hai disfatto le valige, hai risistemato le cose negli armadi, le hai ritirate fuori per il prossimo viaggio, hai riaperto i libri per gli ultimi esami, ma la sabbia dalle scarpe non la togli mai del tutto.

Hai messo mano a tutte le fotografie che hai fatto e trovato il tempo per leggere i racconti che i tuoi compagni di viaggio scrivevano mentre eravate tutti ancora là, ti sei sforzato di tornare alla tua quotidianità italiana a suon di pizze e birrette con gli amici, ma la sabbia dalle scarpe non la togli mai del tutto.

È quasi un mese che sei tornato, amico mio, e ancora non riesci a tornare davvero alle cose che facevi prima. Avresti voglia di parlare di quei bambini e dei loro occhi, di raccontare le loro storie alle persone che ti stanno attorno, far capire alla gente che dopotutto qui vediamo problemi anche dove non ci sono. Che basterebbe fare qualche ora di aereo per imparare a ridimensionare le proprie vite, per vedersi ridotti gli spazi dei confini, per immergere le mani fino agli avambracci nelle diversità, nelle contraddizioni. Per capire che il mondo non si divide in bianco e nero, che non c’é solo giusto o sbagliato.

Non ti basterà metterti a fare altro, non passerà la voglia di sentirti ancora là, nemmeno se proverai a placarla assaporando il gusto dolce del narghilè che hai incastrato in valigia prima di tornare. Lo sai.

Non fermerai i tuoi pensieri quando questi torneranno alle famiglie siriane conosciute nel campo informale di al-Mafraq. Non puoi e non vuoi mettere da parte quelle immagini, il profumo del thè più buono che tu abbia mai bevuto in vita tua, o l’odore secco della sabbia che vi avvolgeva tra gli ultimi lampi rosati del sole al tramonto.

Chiudi gli occhi, amico mio, so che continui a vedere le luci in lontananza di quella che forse era la frontiera con la Siria. Nella tua mente sentirai ancora in sottofondo le risate senza freni che Hassan faceva se gli facevi il solletico.

Tutto questo perché la sabbia dalle scarpe non la togli mai del tutto. E per fortuna.

Chissà se avrà imparato, Hassan, a fare quel giochino con le mani senza trovarsi le dita intrecciate.

Abituato com’eri alle analisi, ai colori sulle cartine e ai reportage giornalistici ti sei stupito nel vedere quei bambini così incantati per i giochi che facevi con loro.

Partirai per altri luoghi, sai che hai voglia di farlo presto perché la tua fame di esperienze si è risvegliata, ma sai bene che la sabbia dalle scarpe non si toglie.

E rimarrà lì, la sabbia rosata della Giordania, delle sue strade polverose e caotiche, dei suoi orizzonti.

Sono quei granelli che mai andranno via a celare le storie che con attenzione avete ascoltato, deglutito a forza cercando di unire come puntini nella mente nomi lontani e emozioni sconosciute.

 

Davide

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