Day 15 – Che peso ha la felicità?

Day 15 – Che peso ha la felicità?

A Karak inizio il mio settimo giorno e per la prima volta incontro i bambini siriani di 4\5 anni che frequentano la scuola estiva proposta da Caritas Jordan.

Dopo le varie lezioni ci siamo riuniti nel cortile per svolgere le nostre attività.

Forse inizialmente la situazione ci è scappata di mano, tant’è che non riuscivamo ad attirare l’attenzione di tutti i bambini. Sentendoci quasi fuori luogo, una di noi decide di intrattenere un gruppo di loro costruendo una barchetta di carta. Nel giro di pochi secondi tutta l’attenzione  gravitava attorno a questo nuovo oggetto. Vista la grande richiesta noi animatori ci siamo improvvisati costruttori di barchette. La mia soddisfazione più grande è stata vedere negli occhi dei bambini la trepidazione per l’attesa di ricevere questo oggetto sconosciuto.

Dopo averla ricevuta c’è stato un grande entusiasmo collettivo che mi ha fatto riflettere su quanto poco basti per essere felici quando si possiede poco o niente.

Fa strano pensare che ai bambini occidentali di oggi sembri non bastare mai quel che ricevono.

Ci chiediamo se sia più fortunato un bambino europeo che è spesso insoddisfatto di ciò che possiede o uno di questi bambini che gioiscono nell’avere una semplice barchetta di carta.

Nel pomeriggio ho l’occasione di incontrare Amer, un ragazzo di 26 anni che è arrivato da Hama nel 2008, prima dell’inizio della guerra. E’ giunto in Giordania da solo per sfuggire al servizio militare obbligatorio.

Gli chiedo di parlarci della sua famiglia, e lui emozionato mi sorride e mi coinvolge nel suo racconto. “Ogni giorno la vedevo passare davanti alla carrozzeria in cui lavoravo mentre andava verso il mercato, ne fui subito attratto nonostante sembrasse più piccola di me. Poi per svariati mesi non la vidi più. Quando ormai il pensiero di lei era svanito, mia zia mi chiese se volevo incontrare una ragazza che avrei potuto sposare… Indovinate un po’?! Era proprio lei.”

Amer mi confida che anche lei in passato lo aveva notato. Nonostante le ristrettezze economiche la famiglia di Sharab ha concesso le nozze, rifiutando che il marito pagasse la dote secondo tradizione.

Al momento i due sono sposati da sei mesi e aspettano un figlio. Amer mi ha insegnato che quando vivi con la persona che ami e hai un lavoro che ti permette di pagare l’affitto, altro non serve.

Questa giornata mi ha fatto comprendere quanto la felicità possa essere una cosa semplice e facilmente raggiungibile.

 

Mariasole e Francesco