Day 12 – Quale futuro? Siamo stanchi

Day 12 – Quale futuro? Siamo stanchi

Quale futuro? Siamo stanchi

La mattinata comincia con una bella colazione abbondante: servono energie per i bambini siriani della scuola estiva, organizzata da Caritas Jordan negli spazi lasciati liberi dagli studenti giordani durante le vacanze estive. Arriviamo a destinazione e subito dentro in aula a lezione. Davanti a noi bimbi tra i 4 ed i 5 anni, ci fissano e notiamo subito alcuni sguardi spenti, assenti: le maestre ci confermano che alcuni di loro non parlano, altri non partecipano alle attività o rimangono isolati dal gruppo. Proviamo ad immaginare cosa possano avere passato, nonostante siano piccolissimi, ma non ci riusciamo: non sappiamo cosa sia la guerra, cosa voglia dire racimolare poche cose in fretta e furia e scappare il più lontano possibile. Un senso di impotenza ci invade.

Subito dopo il pranzo ci spostiamo nel cortile e arriva il nostro momento; basta una cassa portatile ed un telefono carico di musica per riuscire a conquistare ogni singolo bimbo: sorrisi, risate e allegria invadono, anche se per poco tempo, il cortile. I brutti pensieri ci abbandonano lasciando spazio al desiderio di poter regalare tempo prezioso ad ognuno di loro.

Arrivano i pulmini, si torna a casa.

Il tempo di recuperare le energie e si riparte: destinazione alcune famiglie siriane a Karak.

Ci accolgono gli occhioni timidi e diffidenti di Rana, una delle quattro figlie. Entriamo nella casa di Muhammad e Manal, piccola e spoglia, ma pulita ed ordinata come quando sai che sta per arrivare un ospite importante. Ci raccontano di come sono fuggiti da Homs nel 2012 e di come sono entrati in Giordania; lo Zaatari è stata tappa obbligatoria, salvo poi fuggire in cerca di una vita migliore. Vivono a Karak da circa 6 anni, Dareen e Rana sono contente di abitare qua, vanno a scuola ed hanno molti amici; Manal, invece, ci dice che non sa se torneranno in Siria: dove? Con che soldi? In quale casa? La loro probabilmente non c’è più. Le chiediamo se ha un desiderio per lei e la sua famiglia per il futuro: Quale futuro? ci risponde lei, cala il silenzio.

Futuro, una parola per noi scontata. La casa, il lavoro, la famiglia sono aspetti di una vita che qui a fatica va avanti: si vive il presente, la giornata, cercando di dimenticare un passato fatto di bombe, morte e distruzione talmente pesante da rendere impossibile pensare ad un domani.

Poche altre domande e Manal ci ringrazia per la visita, ci salutiamo e ci avviamo verso l’uscita; appena fuori dalla porta ci guardiamo, spaesati.

Ci spostiamo di poco ed ecco una nuova famiglia: i primi ad apparire sulla soglia della casa sono tre bambini, che timidi ci fissano con gli occhi sgranati. I tre uomini di casa ci accolgono in una stanza, ci accomodiamo a terra e ci viene servito l’immancabile the caldo. Anche loro sono scappati da Homs, vivono a Karak aspettando di poter tornare in Siria: Siamo stanchi, ci ripetono più e più volte. Stanchi del limbo in cui vivono da sette anni, stanchi di essere senza lavoro, di vivere sperando negli aiuti esterni (principalmente da Caritas Jordan), stanchi di non poter far sognare nessun futuro a figli e nipoti. L’anziano della famiglia, il nonno, ci racconta che soffre nel vedere i 15 nipoti crescere lontano dalla loro terra natale, dalla quale tanto ha ricevuto. Tutta la famiglia esprime il desiderio di voler rientrare in patria, anche se questo vorrà dire vivere in povertà: Homs è la loro casa. Anche qui arriva il momento dei saluti e, uscendo, ci accorgiamo della presenza delle due mogli che ci osservano curiose da una porta in fondo al corridoio.

La nostra seconda giornata di attività si conclude a bordo del pulmino che ci accompagna in questi giorni, inseguito per qualche metro da una bambina che ci saluta, sorridendo, mentre il sole tramonta alle sue spalle. Siamo in silenzio, in sottofondo le canzoni che passano alla radio cantante in quella lingua affascinante che un po’ alla volta stiamo imparando; non c’è spazio per risate e scherzi: l’unica cosa che riusciamo a fare è confrontarci tra di noi, per cercare di capire com’è possibile tutto questo; che una famiglia, una madre ed un padre non possano permettersi di pensare ad un futuro per la loro famiglia ed i loro figli. Per cercare di dare una risposta, forse impossibile, ad un’unica e terribile domanda: perchè?

 

Chiara e Luca