Day 8 – Aiuto continuo

Day 8 – Aiuto continuo

In queste settimane abbiamo collaborato con Caritas Jordan che ha coordinato tutte le nostre attività. Proprio di fronte alla parrocchia dove siamo ospitati, infatti, si trova lo Zarqa Caritas Center, il quale ospita uffici e spazi dedicati alle diverse mansioni dell’associazione.

Al primo piano si trovano gli ambulatori medici e la farmacia ai quali la comunità di Zarqa può rivolgersi in caso di necessità. C’è anche uno studio dentistico dal quale tutti i bambini cercano di stare distanti, guardandoci con occhi furbi.

I bambini si rifugiano, invece, nel Child Friendly Space, una sala rivestita di colori e disegni; sul pavimento e sugli scaffali ci sono tanti giochi a disposizione dei bambini che accompagnano impazienti i loro genitori al centro.

Al loro arrivo i bimbi devono mostrare il Certificato di Richiedente Asilo (normalmente i loro dati sono riportati nel certificato dei genitori). Nura, che è responsabile delle attività per i più piccoli, si incarica di registrare i loro nomi, l’età, in modo da capire con quali giochi sia più opportuno intrattenerli e il numero di telefono dei genitori: “non si sa mai!”, dice lei.

Ci mostra i vari materiali per colorare e dipingere, la zona dove si possono utilizzare alcuni piccoli strumenti musicali, quella attrezzata con cucine giocattolo ed, infine, una parte rivestita di morbidi tappeti dove svuotare le ceste di Lego e sprigionare l’immaginazione.

Passiamo un po’ di tempo nel Child Friendly Space aiutando Nura e Yara ad intrattenere i bambini.

Nella seconda parte della mattinata ci spostiamo al secondo piano dove si trovano altri uffici e l’infodesk; inoltre, c’è una stanza adibita a magazzino dove vengono catalogati materiali e brochures che Caritas utilizza per semplificare le proprie attività.

Affianchiamo Sami, un operatore che parla un divertente italiano maccheronico. Ci spiega che il suo compito consiste nell’accogliere i rifugiati e le loro richieste.

Ci dice che dopo una breve intervista riguardante i dati anagrafici, si esaminano le necessità della persona: tra queste troviamo l’assistenza umanitaria (HA), il sostegno economico per beni alimentari, per cure mediche o per il pagamento dell’affitto.

Sami, grandissimo chiacchierone, ci spiega le varie procedure, si perde in discorsi politici e si diverte raccontandoci i suoi aneddoti preferiti.

Nel frattempo, arriva una donna con un vestito blu e due occhi scuri che si stagliano sotto il velo nero.

La prima cosa che viene richiesta è il documento di identità giordano che viene rilasciato al confine nel momento in cui i rifugiati entrano in Giordania.

Ayda è al Caritas Center per chiedere un aiuto economico per pagare l’affitto. L’operatore mi fa notare che nella carta di Ayda non è presente il coniuge, bensì solo il figlio.

La giovane donna risponde che suo marito è in Giordania, ma non è registrato; in più, non percepisce un salario perché non dispone del permesso di lavoro.

Dopo le brevi domande, Sami compila il modulo online all’interno del portale UNHCR. La donna riceve un coupon mensile dalle Nazioni Unite per le spese alimentari.

Sami sottolinea che quest’ultime sono una competenza specifica delle Nazioni Unite e che la quasi totalità delle famiglie si rivolga a Caritas esclusivamente per le cure mediche e l’affitto (che, nel caso di Ayda è di 100 JD).

Tutti i dati vengono, quindi, inviati al centro generale di Caritas ad Amman. Una volta inoltrata la richiesta di Ayda continuiamo a chiacchierare con Sami che allegro ci propone di offrirci caffè, zatar, pollo fritto e altre pietanze che, ahimè, non conosciamo.

Lui lavora in Caritas da 11 anni di cui nei primi 5, ci spiega, si è confrontato principalmente con richiedenti asilo iracheni e nei seguenti 6 invece la guerra in Siria si è fatta spazio tra i protagonisti del suo lavoro.

Ciò che mi ha segnata maggiormente in questo campo è la molteplicità di stimoli e prospettive con cui abbiamo potuto osservare la realtà giordana e quella delle persone che ci vivono.

Una di queste è proprio quella di Caritas, con il suo spirito ospitale e devoto.

Anche questo punto di vista fa parte della ricchezza che mi porterò a casa; insieme alla bellezza che ho percepito in molte persone, alla sacralità di alcune tradizioni, atteggiamento di condivisione che è intrinseco nelle mentalità contrastanti di questo paese, alla piacevole bolla di colori e profumi speziati che il Medioriente regala.

 

Eva