Day 6 – Dopo la tempesta

Day 6 – Dopo la tempesta

Caro diario,

sai stavo pensando, nei momenti che riesco a ritagliarmi, che la pioggia o la tempesta che sia possono creare danni, possono rovinare raccolti o rompere oggetti, possono passare in modo lieve o come calamità; poi però da tutta questa rivoluzione grazie al riflesso del sole sulle molecole d’acqua può apparire un meraviglioso arcobaleno. Un evento con molte sfaccettature di colori, come un segno di passaggio. Come a testimoniare.

Eppure nasce qualcosa di nuovo.

Ebbene questa è la rappresentazione della mia giornata ma potrei dire pure del mio viaggio.

Ogni colore ricopre il ruolo di rappresentante di un sentimento forte che aiuta ad identificare questa deviazione della mia vita.

È difficile.

Non riesco bene a mettere questo vissuto nel giusto ordine e spazio ma è accaduto tutto così velocemente e così forte che, come la tempesta, non puoi mai essere pronto.

Eppure nasce qualcosa di nuovo.

Ho ormai superato la metà del mio viaggio, si vede all’orizzonte la conclusione di questa esperienza e ho paura, una paura tremenda di tornare, di non riuscire a ricordare queste storie come meriterebbero, di non riuscire a reggere il peso della responsabilità che con i miei compagni di viaggio abbiamo deciso di prendere in carico.

Ho paura di lasciare tutto cosi. NERO.

Dopo tutte le volte che ti ho scritto so che mi capisci quando ti dico che rimango ancora basito, stupefatto dalla determinazione che hanno ancora questi migranti che dopo aver perso tutto, aver perso tutti i frutti dei sacrifici di una vita, aver perso la loro terra, ancora vogliono ripartire, di nuovo, da capo. Come un germoglio nel cemento, che nonostante tutto, riprende a vivere e a crescere. Così VERDE come gli occhi di alcuni sguardi che hanno visto atrocità, dolore, ma che vengono tenuti ancora ben aperti, forse alla ricerca di serenità e di una vita migliore. Quasi a stare a dire “io ancora voglio crederci”.

E penso.

Eppure nasce qualcosa di nuovo.

Mi sento in conflitto perché la felicità che provo nel vedere questi bimbi così sereni anche in questa povertà. Questi bambini che forse non sanno nemmeno cosa poteva riservare la vita a loro, prima. E stanno li, senza scarpe, a giocare a correre in questa loro ignoranza che è fondamentale per conservare questa innocente felicità. E allora GIALLO, come questo sole così accecante, come il gioco, come quei sorrisi così puri da illuminare la strada loro e degli altri attorno. Questi sorrisi così spensierati da riempire di sogni le loro teste. E poi c’è il gioco, talmente banale e poco organizzato da sembrare sola confusione, un giocare cosi intenso da essere intoccabili.

Sto cambiando. Sto capendo molte cose.

BLU è il colore del cielo e dell’acqua. Ho pensato a quell’acqua che qui scarseggia così tanto da non essere scontata. Sembra quasi un paradosso che la stessa acqua è anche origine della vita. Così poca. Il cielo invece è così infinito da non poter essere riempito. Ecco, io ora mi sento così, svuotato come se mi rendessi conto che tutte le mie sicurezze, i miei pilastri fossero tutti messi parecchio in discussione. Sono confuso, ma forse necessito solo di tempo.

Eppure nasce qualcosa di nuovo.

È arrivato il ROSSO. Credo di essere inadatto a descriverlo, è così carico, così intenso da non poter essere nemmeno usato per poter colorare le facce dei bambini. Per tutti è il colore dell’amore. Qui l’amore è famiglia, qui c’è tanto amore. Il rosso è anche simbolo di sangue, di sofferenza e di dolore. Oggi ho conosciuto una famiglia giordana cristiana; una mamma con tre figli, ma solo due di loro vivono qui con lei. La figlia più vecchia è scappata per amore con un uomo musulmano. Come giudicarla? Non si sa più niente di lei da allora. Da questo avvenimento la famiglia è denigrata dalla società, il padre non ha saputo reggere il colpo e pure lui è scappato. Sempre per lo stesso motivo una delle figlie rimaste non trova e forse non troverà mai lavoro. Per tutti ormai lei è una “poco di buono”. La mamma ha la malattia del secolo e altri problemi di salute altrettanto importanti; lei non può lavorare. Non pagano l’affitto ormai da tempo e non hanno nemmeno la corrente elettrica. Non hanno aspettative di vita migliori, lo sanno anche loro, tanto che non escono neanche più di casa.

Ecco loro sono il rosso, così forte da scottare. Io mi sono scottato.

Da questi colori sta nascendo in me un fastidio, un prurito tale da scacciare il sonno. Come si può sentire di situazioni come queste che sono quasi la normalità e non sentirsi impotenti? Devo ancora metabolizzare. Devo ancora capire, ma ho ancora del tempo davanti. Tuttavia, io che ho sempre un’opinione, che prendo sempre una posizione, mi sento un prurito enorme.

Ho dentro una tempesta, ora qui ricco di colori ma costretto a ricostruire.

Sicuramente quando torneremo in Italia sarò diverso, ma non potendo fare nulla qua per loro, spero di trovare il mio modo, a casa mia, di fare qualcosa per queste persone che non hanno una casa loro dove poter essere aiutati.

Una necessità in me si muove ora.

Eppure nasce qualcosa di nuovo.

 

Davide