C.S. di NDG sul caso Aquarius

C.S. di NDG sul caso Aquarius

Impedire lo sbarco in un porto sicuro a persone disperate non può, in nessun modo, essere considerata una vittoria. Da domenica scorsa 629 migranti – a bordo della nave Aquarius – non sono in balia soltanto del mare, ma anche di una politica che gioca a “braccio di ferro” mostrandosi cinica nei confronti di centinaia di uomini, donne e bambini e per nulla lungimirante rispetto a ciò che la attende sulla questione immigratoria. Una questione che, per la sua complessità attuale, non può essere risolta chiudendo i porti. Siamo convinti che la situazione possa essere affrontata solo attraverso un’intensificazione della cooperazione europea e internazionale. Ad oggi, però, l’atteggiamento del nostro Ministro degli Interni va in direzione completamente opposta, con il rischio di incorrere anche nella violazione di convenzioni internazionali sui diritti umani.

Intensificare gli investimenti in materia di migrazione significa anche sostenere in maniera adeguata le ONG che sono impegnate in prima linea – e in accordo con la Marina e le capitanerie di porto – per salvare vite umane. Un impegno che va supportato e non attaccato e ostacolato. “Aiutiamoli a casa loro”, poi, è uno degli slogan più abusati da una certa parte della politica non solo italiana, ma quante sono veramente le risorse messe a disposizione per sostenere le ong nei Paesi a lenta crescita? Se si vuole veramente creare opportunità di cambiamento per questi Paesi è opportuno decidere per un aumento significativo dei fondi per la cooperazione allo sviluppo.

Il 28 giugno il Parlamento Europeo inizierà la fase negoziale con il Consiglio per la riforma sul trattato di Dublino, che al momento costringe i migranti a chiedere asilo nel Paese d’arrivo. Una riforma che prevede il ricollocamento obbligatorio e automatico per tutti gli Stati con procedure più rapide per i ricongiungimenti familiari e la possibilità per i migranti di scegliere la propria destinazione da una lista di quattro Paesi che in quel momento risultano con il più basso tasso di richiedenti asilo. Una riforma che riteniamo più che mai necessaria ai fini di una corresponsabilità, finora disattesa, da parte degli stati europei sul fenomeno della migrazione.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito basiti all’amplificarsi di un clima di odio, dove sembra non esserci spazio per un briciolo di umanità. Un clima fomentato dalla paura dell’altro, di ciò che è diverso da noi. Ci chiediamo se questa diffidenza nei confronti di chi ha un’identità culturale o religiosa differente sia dovuta proprio dalla presa di coscienza che siamo noi italiani – o meglio noi europei – a non esser più certi di quale sia la nostra identità. L’incontro con l’altro, sicuro delle proprie radici, evidentemente ci sta mettendo a dura prova.

NDG