Siria del Nord – pt.7

Siria del Nord – pt.7

In questo momento storico in cui le informazioni si apprendono e si dimenticano con la stessa velocità con cui il pollice scorre su uno schermo, abbiamo ritenuto importante fermarci un secondo e riflettere. Abbiamo cominciato a raccontare questa storia una settimana fa: nel frattempo la situazione si è evoluta e vogliamo adesso riavvolgere il nastro per tornare a capire il presente.

L’operazione turca contro la rivoluzione della Siria del Nord è stata avviata il 20 gennaio scorso. Il 18 Marzo è caduta la città principale del cantone attaccato, Afrin. Qui, oggi la rivoluzione non esiste più: nel tempo che passa tra un giorno e una notte, le bandiere delle donne sono state bruciate, i mercenari che inneggiano “Allahu Akbar” hanno decapitato i combattenti catturati in città, le statue e i siti archeologici sono stati divelti e distrutti. Circa 200.000 profughi in prevalenza curdi hanno cercato rifugio a nord di Aleppo, a Qamišlo. Chi è rimasto in città deve subire le atrocità dell’occupazione: indossare la divisa delle milizie jihadiste, o essere sbattuto in carcere. Chi è tornato in città ha trovato le proprie case violate e saccheggiate. Ma il peggio deve ancora venire, perché proprio in questi giorni Erdogan sta dando il via ad un piano di sostituzione etnica nel cantone occupato di Afrin. Infatti, dopo aver ricevuto dalle istituzioni europee ben 6 miliardi di euro per la gestione dei flussi migratori, Erdogan sta ricollocando ad Afrin i profughi arabi siriani che prima venivano ospitati in Turchia. Le dinamiche di pluralismo, tolleranza e multiculturalismo coltivate con la rivoluzione stanno venendo sradicate. Il piano di Erdogan sembra quello di creare una zona cuscinetto lungo tutto il confine siriano, proseguendo poi in quello iracheno fino ai monti del Qandil, sulla frontiera tra Iran e Iraq. Lo scopo è chiaro: in uno Stato che subisce una dittatura come quella turca non è tollerabile che fiorisca un esperimento di libertà e democrazia come nella Siria del Nord.

Con questa puntata, la rubrica della Siria del Nord si conclude. Non finisce però l’informazione che continueremo a fare sul conflitto in Siria e sugli spiragli di speranza che affiorano di tanto in tanto al di sopra della brutalità della guerra civile. Per cominciare, pubblicheremo a breve la nostra intervista con Luigi D’Alife, attivista, giornalista indipendente nonché regista del film documentario Binxêt – Sotto il confine.

La guerra e l’oscurantismo si sconfiggono anche con l’informazione, ma anche e soprattutto occhi disposti a vedere, orecchie disposte ad ascoltare. Nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare informazione, chi ci ha seguito si è messo in gioco per capire; e questa è già una vittoria. Per questo ringraziamo tutti e tutte per l’interesse e le condivisioni ricevute. E mi raccomando: continuate a seguire gli aggiornamenti qui su Non dalla Guerra!