Siria del Nord – pt.4

Siria del Nord – pt.4

Eccoci alla terza giornata della nostra rubrica: il tema di oggi è l’amministrazione della giustizia!
Nella maggior parte dei casi, i cambiamenti politici più radicali comportano il rischio che, almeno in un primo momento, la giustizia sia amministrata in modo sommario e disordinato. La complessità e gli innumerevoli ingranaggi della “macchina del diritto” a fronte di simili stravolgimenti si inceppano, con il pericolo che si realizzi un prodotto contenente la parola “giustizia” solo nella sua etichetta.

La Rivoluzione del Rojava non ha stravolto solo il sistema politico, ma ha compiuto un radicale innovamento dell’intera società, sotto innumerevoli punti di vista. Con riguardo al sistema giuridico, si consideri che fin da subito gli impiegati della giustizia del regime hanno abbandonato le città della Siria del Nord. Però, contrariamente a quanto potremo immaginarci, la Rivoluzione non ha comportato la concentrazione dell’amministrazione della giustizia in mano a pochi, né tanto meno l’adozione di una giustizia pressappochista o sommaria, guidata da principi caotici o conflittuali. Fin dai primi momenti, invece, sono state create delle delegazioni composte da avvocati e leader d’opinione che hanno proceduto ad amministrare la giustizia all’insegna della mediazione, quale nuovo valore portante.

L’importanza del dialogo è evidente se si considera qual è lo strumento cardine del sistema giuridico introdotto nella Siria del Nord: i Comitati di mediazione e conciliazione. Tali Comitati lavorano su base volontaria e, a seconda della questione da affrontare, si dividono in sotto-gruppi. Per esempio, se vengono in rilievo delle questioni di salute, viene creato un sotto-gruppo di lavoro composto da medici. La stessa denominazione dei Comitati fa comprendere che la loro funzione è di creare un sistema di giustizia che si basi sul dialogo e sulla riappacificazione, piuttosto che sulla sanzione. C’è però da fare una precisione: i casi più gravi, come l’omicidio, sono decisi dai tribunali popolari, non dai Comitati… ciò non vuol dire, però, che si rinunci a una qualsiasi forma di mediazione e dialogo fra le parti, anzi! Nel caso più grave dell’omicidio, per esempio, i Comitati di mediazione e conciliazione hanno comunque il compito di mettere in dialogo le due famiglie, per evitare che possano crearsi sentimenti di vendetta degenerabili in faide.

Il principio che deve guidare ogni processo o mediazione è quello di comprendere le ragioni che stanno alla base del comportamento illegittimo, e per far ciò è imprescindibile l’instaurazione di un confronto dialettico tra le parti litiganti. L’intento, però, non è solo quello di individuare la sanzione più adeguata al caso concreto, tenendo conto delle circostanze che hanno determinato il comportamento, ma è soprattutto quello di individuare e rimuovere le eventuali cause sociali. L’attenzione alle dinamiche sociali è cruciale nel sistema del diritto della Siria del Nord: il reato stesso è inteso come un’azione che offende non un singolo individuo ma il vivere collettivo dell’intera società.

I menzionati tribunali popolari sono delle istituzioni nettamente diverse ai tribunali pre – Rivoluzione. La rottura con il passato è evidente anche solo dal punto di vista prettamente spaziale: nelle aule di udienza la sistemazione degli spazi mira a rendere tutti gli individui eguali, nello stesso piano, senza che vi sia una posizione di preminenza degli avvocati o dei giudici. Inoltre, non vengono esposti simboli ideologici e politici, come bandiere o foto, perché la giustizia dev’essere garantita per tutti, indipendentemente da qualsiasi differenza politica, religiosa, culturale, ideologica o etnica.
Il sistema sanzionatorio non prevede la pena di morte, mentre continua ad essere comminata la pena della reclusione nel carcere. A fianco a questa, però, sono state introdotte una serie di interessanti misure quali l’isolamento sociale, l’inclusione nel processo di lavoro, l’impedimento alla compravendita, l’interruzione della produzione… ancora più interessante è la previsione di sanzioni dirette a rimediare al danno provocato o all’eliminazione del reato attraverso l’educazione.

“Ci sono leggi che fanno violenza alla società. Noi non vogliamo applicare queste leggi. Poichè la società è sempre più avanti delle leggi. Qui il meccanismo base del sistema di giustizia non è la punizione. Lo scopo è far dialogare le parti. Persino nei casi di morte, lo scopo è quello di educare la società a rifiutare il sentimento di vendetta”.

[Alcune pagine consigliate per seguire gli sviluppi sul campo:
• Binxêt – Sotto il confine
•Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia (www.uikionlus.com)
• The Region
• Associazione Ya Basta Êdî Bese]

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