Siria del Nord – pt.2

Siria del Nord – pt.2

Cominciamo questa rubrica dedicata alla Siria del Nord raccontando di un pilastro imprescindibile di questa storia: la rivoluzione femminile.
La giornalista tedesca Isabel Käser ha utilizzato termini chiari: la lotta delle donne della Siria del Nord nelle Forze Siriane Democratiche non è solo una lotta militare. Storicamente molti movimenti armati, in tutto il mondo, hanno utilizzato l’immagine femminile per propugnare anche un’agognata parità dei sessi. E tuttavia, sostiene la giornalista, solo nel caso della Siria del Nord questa emancipazione di tipo militare si è tradotta anche in una vera e propria emancipazione politica e sociale.
Nel 2013, in seguito al significativo aumento del numero di combattenti donne all’interno del “YPG”, ovvero l’ Unita di Protezione Popolare, è nata l’ Unità di protezione delle donne, conosciuta con la sigla “YPJ”. Prima di potervi entrare a far parte, è previsto un corso di addestramento, non solo pratico sulle tecniche di combattimento, ma soprattutto ideologico e culturale. Tra i corsi, si citano “storia delle donne” e la “sociologia di genere”, il cui obiettivo è di portare la donna alla consapevolezza della propria forza.
Entrambe queste Unità hanno sottoscritto la Convenzione di Ginevra.

Nei paesi mediorientali è diffusa una cultura di patriarcato e dominio maschile molto accentuata. Anche la Siria non fa eccezione: questo tipo di cultura prevede tra le molte cose matrimoni combinati forzati, disuguaglianze nella spartizione dei ruoli, nonché insicurezza e denigrazione della donna all’interno del tessuto sociale.
La rivoluzione della Siria del Nord ha rappresentato un taglio netto con questo passato di ingiustizia.
Sono stati proibiti i matrimoni combinati e forzati, i matrimoni in giovane età, le pratiche di compravendita della sposa, la poligamia. Nel 2015 è stata emanata la cosiddetta “Legge delle donne”, con la quale è stata sancita la parità di diritti in materia di eredità, divorzio e testimonianza in sede legale.
La parità dei diritti tra uomo e donna trova tutela anche nella Costituzione del Rojava, di cui il primo articolo afferma che “la lotta alla mentalità patriarcale è responsabilità che poggia sulle spalle di tutti gli individui del Rojava autonomo e democratico”. Inoltre, sono state inasprite le sanzioni per le violenze sessuali e/o domestiche subite dalle donne e sono stati istituiti dei centri di asilo – le Case delle donne” e le “Case di protezione delle donne” – per offrire rifugio a chi subisce violenze o abusi o in generale a chiunque necessiti di aiuto (donne che vogliono divorziare, donne abbandonate, donne prese come seconde mogli, ragazze costrette a sposarsi da giovanissime o vendute dalla propria famiglia etc.). E’ stato creato anche un “numero verde” per le donne che hanno bisogno di sostegno psicologico, nonché una polizia interamente femminile per le controversie famigliari.
Abbiamo menzionato la Costituzione del Rojava: l’ articolo 27 ribadisce che “la donna ha pieno diritto in ogni ambito dell’esistenza, inclusi quello politico, sociale, economico e culturale”. Il ruolo della donna viene valorizzato come colonna portante della vita politica della Siria del Nord. Infatti, tutte le cariche istituzionali sono rette dal principio di diarchia uomo/donna, instaurando un sistema di co-sindaci. Nei consigli rappresentativi c’è l’obbligo di presenza di almeno una quota del 40% del sesso opposto: la stessa Costituzione del Rojava si afferma esser stata scritta da 19 persone di cui 8 erano donne.
Yildiz, madre di 4 figli, intervistata dalla scrittrice e giornalista Arzu Demir, si racconta così: “Sono membro del consiglio provinciale di Bilbib, nella regione di Afrin e faccio parte della Comitato per la pace. Prima della rivoluzione non potevo nemmeno uscire di casa. Adesso però non è così, posso uscire e lavorare”.

La notizia della partecipazione femminile alla difesa militare della Rivoluzione della Siria del Nord ha fatto il giro del mondo! I media occidentali hanno largamente diffuso le immagini di queste combattenti ridenti, con i capelli scuri, lunghi ed intrecciati, troppo spesso enfatizzando solo il loro aspetto fisico. Più che la bellezza di queste donne, però, bisogna rendere onore alla loro forza e al loro coraggio. Ricordiamo per esempio Asia Ramazan Antar, classe 1996: nel giorno della sua morte, due anni fa, i giornali non hanno perso l’occasione di paragonarla ad Angelina Jolie, scordandosi di riportare che cosa quella ragazza di vent’anni aveva difeso con la propria vita.

“Questa è forse la prima volta nella storia in cui le donne giocano un ruolo così attivo nell’organizzare una rivoluzione. Non esiste luogo nel Rojava in cui non si vedano le donne. Le donne sono ovunque e sono parte di tutto”.

[Alcune pagine consigliate per seguire gli sviluppi sul campo:
• Binxêt – Sotto il confine
• Kurdish Female Fighters/ YPJ]

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