Day 27 – Pensieri

Day 27 – Pensieri

Siamo ormai oltre la metà dell’ultimo turno: alcuni sono qui da quasi un mese, altri solo da una settimana, altri ancora, come me, da più di quindici giorni. Abbiamo conosciuto tanti uomini e tante donne, abbiamo ascoltato storie di fughe, di guerra, di povertà, di attesa, di ingiustizia. Siamo stati a Salt, a Madaba, ad Amman, a Mafraq, ed ora a Karak.

In giornate come questa (il venerdì è festa per i musulmani e le attività sono sospese) si ha il tempo di tirare il fiato e di ripensare al trascorso di questi giorni. Sono state settimane intense, e non è facile mettere in ordine i pensieri, ma percepisco la grande paura di dimenticare tutto ciò che sento, che vedo e che provo. Per quanto ampia e allenata possa essere, la nostra memoria è limitata, e spesso è occupata da futili nozioni. Tante volte in noi si accendono fuochi di paglia: esperienze, propositi, idee che inizialmente apparivano significativi per la nostra vita dopo qualche tempo diventano vacui e svaniscono. Vengono inghiottiti dalla routine. Scorrono come un torrente, volano via come un vento di primavera, come se nulla fosse stato.

Non voglio che questo accada.

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Non posso dimenticare gli occhi di quel bambino, non posso dimenticare le lacrime di quella vecchia. Non posso dimenticare quel sorriso in mezzo al deserto. Non posso dimenticare la puzza di quella casa che era un porcile, grido di dolore di un’umanità persa. Non posso dimenticare quell’uomo che battendo il pugno a terra diceva “Questa non è la mia”. Non posso dimenticare i racconti delle bombe. Non posso dimenticare la vista delle baracche dello Zaatari. Non posso dimenticare chi, non avendo niente, ti offre tutto.

Non voglio dimenticare.

La nostra vita ci appare spesso un percorso obbligato, un vicolo senza via d’uscita. Casa, scuola, lavoro, famiglia. Doveri, scadenze, date, orari da rispettare.

Scusa ma ho da fare, devo finire questo lavoro proprio entro domani. Scusa sono occupato, siamo a fine mese ed è un casino. Scusa, guarda proprio questa settimana sono pieno di appuntamenti. Sai, non ho tempo da perdere io. Sai, ho già troppi problemi per pensare anche a quelli degli altri.

Così scorre il tempo della vita. Intanto, anche se noi siamo troppo occupati a guardarci l’ombelico, il mondo piange le lacrime di miliardi di donne e di uomini. Miliardi di donne e di uomini che non hanno un pezzo di pane per il pasto di stasera. Donne e uomini costretti a scappare dalla loro casa. Donne e uomini che non posso mandare a scuola i loro figli, che non possono curarli. Donne e uomini senza diritti, privati di tutto. Sfruttati, violentati, uccisi.

Perché loro e non io? Perché i loro figli e non i miei? Perché la loro terra e non la mia?

Io, piccolo minuscolo uomo, sono in debito con la vita e con tutti coloro che stanno peggio di me. Io non ho meriti per avere tutto ciò. Non è giusto. Io sono solo fortunato. Un senso di colpa deve corrodermi dentro, non deve farmi dormire sonni tranquilli.

Io, piccolo minuscolo uomo, devo fare qualcosa per loro, devo ripagare il mio debito. Lo devo a tutti i volti che ho incontrato qui.

Io, piccolo minuscolo uomo, devo impegnarmi ogni giorno per la pace, una pace che sia giustizia.

Io, piccolo minuscolo uomo, devo ridare umanità, devo ridare speranza a coloro che l’hanno persa.

Io, piccolo minuscolo uomo, devo asciugare il pianto del mondo. Lo devo agli occhi di quel bambino, alle lacrime di quella vecchia, a quel sorriso nel deserto.

Giovanni