Day 14 – Incontri

Day 14 – Incontri

Questa mattina mi sono svegliata carica, oggi è il mio primo giorno di attività. Durante la colazione mi viene comunicato che sono nel gruppo che farà visita a delle famiglie siriane, così dopo essermi preparata salgo in macchina. Il viaggio è corto, ma sufficiente perché i miei pensieri si affollino di molte domande e preoccupazioni: cosa devo fare? Come mi devo comportare? E se non saprò gestire la situazione?

Tutte le mie paure, però, si dissolvono appena entriamo in casa. La famiglia ci accoglie al completo, il padre, la moglie e i loro tre figli. Ci fanno accomodare nel salotto e cominciamo con le presentazioni. Sono scappati dalla Siria nel 2011, appena è cominciato il conflitto, con le loro due figlie. Il figlio più piccolo, invece, è nato in Giordania e capiamo subito dai suoi occhi allegri che non vi sono tracce delle sofferenze che ha passato la sua famiglia. La conversazione così continua senza nessuna esitazione, come con qualsiasi persona che conosci per la prima volta, con molte domande e con uno scambio di idee, pensieri, sofferenze e speranze per il futuro.

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Il figlio più piccolo, di circa tra anni, è molto vivace. Si avvicina a me incitato dalla mamma e così cominciamo a giocare. Tra un sorriso e l’altro mi regala anche un bacio. Provo a comunicare con lui aiutata dalla volontaria della Caritas che traduce le mie parole in arabo, ma subito la madre interviene e gesticolando mi spiega che non riesce a parlare. Ha un problema del linguaggio per cui non riesce a pronunciare i suoni correttamente. Le sue due sorelle più grandi lo stringono a loro e lo riempiono di baci, mentre i genitori lo guardano con occhi pieni d’amore. Negli stessi occhi leggiamo la forza con cui stanno tenendo unita questa famiglia nonostante le difficoltà e le sofferenze, continuando a sperare un futuro migliore per i loro figli. Finiamo il caffè che ci hanno offerto e ce ne andiamo. La mia testa è più leggera. È stato un incontro di speranza e un esempio di forza, ci auguriamo tutti il meglio per loro!

Le domande e le riflessioni scaturite dagli incontri della mattina continuano ad occuparci la mente, ma non c’è tempo per fermarsi. Il pulmino giallo ci aspetta.
Arriviamo all’”Arsenale dell’incontro”, uno dei tre centri del Sermig, e accolti dalle volontarie italiane ci sentiamo quasi a casa. Chiara e Irene ci raccontano la storia della struttura e ci mostrano le attività che si svolgono al suo interno. La soddisfazione che traspare dai loro occhi ci accompagna lungo tutta la visita delle stanze. Questo centro è una scuola, ma non una qualsiasi. È per bambini disabili. Le persone con una qualsiasi disabilità sono circa il 12% della popolazione giordana, ma essi non sono ancora visti come parte integrante della società, anzi molte famiglie li tengono nascosti. Nel centro i bimbi fanno attività di cucina, musica, gioco, e molto altro. Dopo aver aiutato le volontarie nella riorganizzazione dell’armadio dei vestiti che verranno poi consegnati ai bambini, arriva il bus e prendiamo la strada di casa.

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Lungo il tragitto ci raggiunge R., un ragazzo iracheno di 22 anni, che passerà con noi la serata. Dopo poco mi avvicino e iniziamo a parlare. Dopo qualche domanda sulla giornata che ormai sta per finire, gli chiedo il permesso di poter parlare della situazione che ha costretto moltissime persone, come lui, a scappare dall’Iraq per rifugiarsi in Giordania. Mi racconta della sua vita prima del 6 agosto 2014, giorno in cui la sua famiglia ha deciso di lasciare Mosul dopo gli attacchi di Daesh. Bombe. Bandiere nere. Uomini con la barba lunga. Rimango impietrito, non so cosa dire e i brividi iniziano a percorrere il mio corpo. Dicendomi: “Don’t worry!” superiamo l’argomento e mi dice cosa lo aspetterà ora, una nuova vita a Sidney, grazie alla risposta positiva alla richiesta della famiglia per il trasferimento in Australia. Nel suo volto torna il sorriso.

La sera scorre piacevolmente con la condivisione della cena con volontari e ragazzi giordani.
Dopo cena Fede, Luca e Feliciano prendono chitarra e percussioni e si inizia a cantare.
Sazi e felici andiamo a dormire per recuperare le forze perdute, pronti per una nuova giornata.

Agnese e Marco