Day 13 – Incontri

Day 13 – Incontri

Ci sono luoghi che ti ricordano cos’è lo stupore.

A volte non te ne rendi conto. Non te ne rendi conto qui, dove il caldo ti soffoca i pensieri e lo sfinimento ti chiude gli occhi nei luoghi e nei momenti più scomodi.

Ma è uno stupore che cresce lentamente, e ti si dipinge sul volto. È uno stupore che ti illumina lo sguardo e ti restituisce bambino.

E io sono tornata bambina alle cinque e mezza di mattina nel deserto a Wadi Rum. Con due ore di sonno alle spalle, intirizzita dalla notte che ti si posa addosso come ghiaccio dopo la calura diurna, appollaiata in pigiama sulla rupe rosa che avevamo scalato come scimmiette procurandoci più d’una abrasione ciascuno, imprecando neanche troppo velatamente per quella piccola pazzia che eravamo tanto determinati a fare, condotti dai consigli e dai movimenti esperti della nostra guida Talat. Perfino l’alba qui si adagia sul tempismo arabo, quanto l’abbiamo aspettato questo disco tagliente prima che emergesse dalle montagne. Ma ha segnato l’inizio di un giorno magico. Un giorno che i primi arrivati hanno atteso impazientemente fino ad ora, e che per noi segna l’inizio scoppiettante di quest’avventura.

Petra, abbiamo sudato tanto (letteralmente) per vederti. Ma sei bellissima.

Sei la pesantezza del velluto nero che ricopre ogni finestra, ogni sedile del nostro piccolo autobus sgangherato.

Sei il brivido sottile e la noia delle continue soste in arabo, cui ci costringe la necessità di una staffetta della polizia a scortarci lungo queste strade momentaneamente poco sicure.

Sei il sudore impolverato che ti incartapecorisce, la testa che gira e le ginocchia pesanti per il caldo. Sei l’odore acre di cammello affannato che ti penetra le narici e ti fa storcere il naso. Sei lo sguardo di pece dei beduini che ti inchiodano insistenti proponendoti un giro sul loro carretto ingombrante. Sei i bambini cresciuti troppo in fretta, che con portamento da adulto contrattano sfacciatamente il prezzo di bracciali che non vuoi nemmeno comprare.

E sei il rosa stratificato della roccia, e l’abbagliante azzurro del cielo che ti ferisce gli occhi quando alzi lo sguardo.

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Quando ci siamo affacciati sulla vallata, avrei voluto abbracciarla e portarla con me. Un deserto stupendo, sterminato, arso dal sole, scavato dal tempo. Arbusti, inaccessibilità; di una maestà disarmante. Sei passata troppo in fretta, inghiottita dal sole del tramonto. Ti sei impressa nella nostra memoria al ritmo delle canzoni che abbiamo cantato a squarciagola sulla via del ritorno prima di addormentarci sfiniti.

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Resterai nel ricordo, nel cuore, e in una calamita attaccata al frigo.

Sarah