Day 11 – Incontri

Day 11 – Incontri

Ultimo giorno ad Amman. Torniamo dai bimbi della Non Formal School dove siamo già stati ieri, loro ci osservano curiosi e amichevoli, aspettano un sorriso di intesa. Ci infiliamo silenziosamente tra i banchi, siamo tornate nella stessa classe, oggi ci riconoscono, sono contenti. Lezione di matematica: moltiplicazioni e potenze improvvisamente ci sembrano incomprensibili, tentiamo di capire i passaggi ma scivoliamo sulle onde dell’arabo scritto.

Dopo imbarazzanti sforzi logici arriviamo a riconoscere i numeri da uno a dieci e di colpo le scritte alla lavagna hanno un senso-data in alto a destra compresa.

A questo punto capiamo: la scrittura araba per noi è contro-intuitiva, specie coi numeri sembra sia speculare alla nostra, invece ci rendiamo conto che è semplicemente opposta. Noi ragioniamo da sinistra a destra, mentre loro da destra a sinistra, facile. Entusiaste della nostra piccola vittoria, ci stupiamo di come attraverso la volontà e il mettersi in gioco, qualsiasi cosa, anche apparentemente la più ostica- tipo l’arabo- sia comprensibile. Un po’ come quando alle elementari ci andavamo noi.

Ci esaltiamo per ogni scambio che riusciamo ad avere coi bimbi, “bravo” a quanto pare, sappiatelo, è internazionale. Hanno voglia di imparare, fanno a gara a chi risponde per primo e applaudono ogni risposta giusta. C’è un bambino accanto a noi, è silenzioso, mette la mano davanti al foglio per non farci vedere quello che scrive, con la paura di sbagliare. Vorremmo dirgli che non saremmo comunque in grado di accorgercene, ma soprattutto vorremmo potergli dire che non c’è bisogno di nascondersi, sbagliare va bene.

Lezione di scienze, si spiega la densità. C’è un barattolo pieno d’acqua, a mano a mano la maestra ci fa cadere oggetti dentro, alcuni vanno a fondo, altri galleggiano, pur sembrando simili. Viene da pensare alla “densità interiore”-non sapremmo come altro chiamarla-di questi bambini di sette anni. Viene da pensare a quello che hanno visto nelle loro brevi vite che noi non sapremmo mai raccontarvi, a quel qualcosa che si portano appresso che pesa ogni giorno di più, e che loro continuano a portare. Quel peso che ogni giorno rischia di trascinarli sempre più verso il fondo di un barattolo, quel peso che vorremmo davvero alleggerire.

Suona l’ultima campanella della mattinata, e anche questa volta sappiamo che dobbiamo salutarci, questo pomeriggio partiamo per Madaba. Sappiamo che non sarà facile e infatti non lo è, aspettando il bus, baci abbracci e flebili promesse, ci vediamo presto.

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Chiuse le valige, andiamo a visitare la moschea vicino casa, per molti di noi è la prima volta. Ovviamente non siamo vestiti in modo consono e ci vengono fornite delle tuniche con cappuccio, la temperatura corporea percepita a quel punto è di 100 gradi. Entriamo scalzi, non c’è praticamente nessuno, ci aggiriamo inesperti e trovato un buon punto di osservazione ci sediamo sull’enorme tappeto. C’è quest’atmosfera morbida che invita al raccoglimento e, orientandoci verso la Mecca, ci prendiamo un momento per noi stessi, cosa rara stando sempre in gruppo.

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Poi partiamo: pulmino giallo, musica arabeggiante- e per nostro sconcerto anche rap italiano a un certo punto- un po’ di fiacca. Ci guardiamo, siamo pochi, parte della ciurma ieri sera è tornata verso casa, in Italia, la mancanza si sente. Domani ne arriveranno altri, li aspettiamo per cominciare questa seconda decina di giorni. Scivoliamo lungo il traffico da Amman a Madaba, non distano molto, ci godiamo la brezza serale che entra dai finestrini aperti, sarebbe tutto molto rilassante non fosse per la guida sportiva tipica degli autisti giordani. Ma se prima temevamo per le nostre vite ad ogni incrocio, ora praticamente neanche ce ne accorgiamo più. Come l’ uso del clacson, decisamente smodato, prima ci lasciava perplessi, adesso è parte di ogni nostro spostamento. E’ proprio vero che ci si abitua a tutto: quello che ci sembrava così sbagliato, ora è quasi giusto.

Elena e Marica

“Se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato”

Il bombarolo, De Andrè