Day 1 – Incontri

Day 1 – Incontri

Arriviamo ad Amman, ad accoglierci le prime luci dell’alba ed un pulmino giallo con un visibile vissuto. Tra melodie arabeggianti sorgono già le nostre prime impressioni, mentre procediamo per una lunga strada sempre uguale. La città sembra ancora sveglia per le sue mille luci. Mabo ci spiega che le luci verdi illuminano le moschee, quelle rosse le chiese. Così, il paesaggio diventa un componimento di fedi lampanti e di case e palazzi di un’architettura antica e tradizionale, mescolata ad una strana modernità. Tra una parola e l’altra riflettiamo sulla bizzarra armonia di questo paesaggio.

Poco dopo siamo ad Al Salt, dove la Caritas ci ospiterà per i prossimi dieci giorni. Troviamo visi amici e tanti sorrisi ad accoglierci. Thaer e Areen ci mostrano le nostre stanze. In breve crolliamo a letto, stanchi ed entusiasti per questa storia ancora tutta da scrivere.

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Poche ore dopo siamo svegliati dal rumore di clacson impazziti. Oggi è il nostro giorno di assestamento: prepariamo le attività con i bambini, che cominceranno domani, e iniziamo a prendere confidenza con il luogo e con le persone che abbiamo intorno. I volontari della Caritas ci accompagnano fino alla Chiesa di San Giorgio, punto di riferimento per la comunità cristiana locale. Ci raccontano dei miracoli avvenuti in quel luogo e ci invitano a lasciare un bigliettino in cui possiamo chiedere ascolto al Santo. La gente per strada ci guarda con curiosità, qualche bambino ci saluta sorridendo.

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Veniamo poi accolti nella dimora di una donna. Nadja, musulmana, ci fa accomodare in un’ampia sala, storicamente luogo in comune tra più famiglie di diversa confessione. Qui, cristiani e musulmani sono una grande famiglia. Comincia a raccontare con entusiasmo delle tradizioni della sua gente. Rami ci aiuta con la traduzione. Vuole mostrarci gli abiti che si usano in una tipica cerimonia di matrimonio. Prende quindi due di noi e li veste da sposo e sposa, spiegandoci il significato di ogni capo di abbigliamento. E poi si simula una vera e propria festa, con musica e balli. Ci sentiamo, per la prima volta, parte di questa cultura.

Risaliamo sul nostro ormai amico pulmino giallo. L’autista suona innumerevoli volte il clacson. Suona per salutare, per una mancata precedenza, suona perché qui funziona così. Ci fermiamo. Siamo in una splendida casa sopra una collina, ospitati da una volontaria Caritas. Nei suoi occhi vediamo la felicità nell’aprirci le porte di questo suo paradiso che affaccia su Gerusalemme.

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Ci offrono del caratteristico the caldo alla menta, accompagnato da deliziosi biscottini al sesamo e alla mandorla.

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Non perdiamo tempo: chiacchieriamo, ridiamo, ci raccontiamo le nostre storie e siamo ancor più comunità.

Ceniamo. Fumiamo il narghilè. Andiamo a letto.

Domani si comincia.

“Nella mia vita ho fatto diversi pellegrinaggi: Fatima, Lourdes, Medjugorie. Sono stata poi in Italia per la prima volta cinque anni fa, ad Assisi, e da allora ci sono tornata altre tre volte, tanto mi sono sentita accolta.“

Chiacchiero con i ragazzi italiani che sono qui in Giordania mentre li accompagno alla chiesa di San Giorgio. La mia speranza è che anche loro vogliano tornare nel mio Paese, trovando lo stesso calore e la stessa umanità che mi ha riservato l’Italia. 

Giulia, Jenny e Federico