Pasqua 2017 – Day 8

Pasqua 2017 – Day 8

É la giornata della rinuncia. Questa mattina mi sono dovuta interrogare su che cosa fare a meno. Un momento di riflessione buono per iniziare la processione del venerdì Santo. Come sempre salgo sul pulmino giallo, è impossibile abbandonarlo!  É il nostro fedele amico… Balle! Ogni volta è diverso. Scendo e sono davanti a questa scuola accanto ad una chiesa, ma prima di entrare non posso non notare il grande cancello e la polizia fuori con armi di difesa. Dalle tensioni religiose nascono preoccupazioni.

Il focus della mia attenzione cade poi sulla presenza di non solo cattolici ma anche ortodossi e altre comunità cristiane. All’interno di queste mura la piazza e la musica uniscono molte persone. Nell’attesa della partenza mi perdo nel guardare i saluti, i sorrisi, i gesti e il ritrovarsi tra tutti questi uomini e donne. Le chiacchiere e le risate creano quel sottofondo che mi porta a far mia questa sensazione di fratellanza. Che contrasto!

Parto col cammino. Il percorso si sviluppa in salita in mezzo alle vie della cittadina di Faes. Affaticata mi supportano le azioni di chi mi circonda. C’è chi offre acqua, chi caffè arabo e chi ancora cerca di conoscere chi sei. Proprio per questo mi sento parte del gruppo di giordani. Per un attimo dimentico che qui non sono a casa mia.

Al ristorante arriva la seconda rinuncia: niente carne! Bene per il mio amico vegetariano!

Ricaricata, mi reco alla cittadella e scattare molte foto con questo panorama, è per me d’obbligo.

Da un grandangolo passo ad un tele obiettivo per vedere meglio i dettagli del centro storico di Amman. D’un tratto, vengo coperta dall’ombra di una Moschea. Decido allora di entrare e mannaggia la preoccupazione di non far cazzate è forte! Per la prima volta mi sono sentita piccola e in minoranza. Una vibrazione passata subito perché anche qui vengo accolta da una semplice spontaneità. Esco e vengo trasportata dai profumi del mercato accanto: spezie, santoreggia, odori acri, frutta, menta, dolci sono stati l’amo che mi ha attirata. Entro e sbatto contro un muro di grida dei mercanti. “Bananeeee”, “dolciiii”, “fruttaaaa”, “comprateeeeee” sono le frasi che mi immagino stiano dicendo. La confusione è di casa. Serpeggiando per le viuzze, questa volta, è un turbinio di colori a rapire il mirino del mio obiettivo. Mi sembra di essere dentro un caleidoscopio. Scopro nel mezzo come alcuni lavori artigianali, come la sarta, qui siano svolti da uomini. In questa parte di “Suq” il mio amico Dario decide di provare un barbiere. Così ho l’occasione di riprendere una tradizione nuova per me del fare barba e capelli. Niente rasoio elettrico, ma un metodo più antico che utilizza un solo filo per strappare il pelo. Il suo più che un lavoro sembra l’opera di un artista. Con il viso di un bambino, la brezza di Amman si fa sentire di più. Decido di fare compagnia allora a Dario, andando insieme a lui a scaldarci in un bar prendendo un the e un narghilè. Saluto in questo modo la città con il tramonto.