Pasqua 2017 – Day 3

Pasqua 2017 – Day 3

Domenica mattina si è aperta cercando di vedere il sole nascente. Vedere l’alba tra le dune del deserto ha sempre il suo fascino. Sono i colori che l’alba mi dona, il blu del cielo e il giallo oro delicato ma non meno caldo, la prima cosa che colpisce il mio sguardo e la mia immaginazione. Dopo aver ripreso fiato mi rimetto in viaggio verso casa, verso Adir, passando nel giro di quattro ore in tre ambienti diversi della terra giordana. Il mio punto di vista cambia più volte: parto vedendo rocce finemente lavorate dal sole, dal vento e dalla pioggia che appaiono ai miei occhi come solenni cattedrali tanto sono imponenti e magnifiche. Mi poso successivamente su panorami in cui una presenza umana cospicua fa gara con l’inospitalità del deserto per giungere a trovare infine il verde rasserenante dei campi attorno alla mia dimora.

Arrivata ad Adir penso di rilassarmi un pò ma mi ritrovo accolta invece da decine di occhi sorridenti: occhi curiosi, occhi pieni di domande espresse in un inglese un pò bizzarro che fa trasparire, anche dai bambini più piccoli, la voglia di creare un contatto con me sconosciuta, di sapere da dove vengo e come mi chiamo. Anche solo un caffè e tutti gli altri piccoli gesti mi fanno sentire partecipe di questa nuova realtà in cui mi trovo immersa.

Parlando con il prete e i volontari francesi mi rendo sempre più conto di quanto questa parrocchia faccia per i profughi siriani. Vedo il modo in cui io sono accolta e capisco come queste persone, partendo da piccoli gesti, arrivino a fare grandi prodigi, se si pensa che ogni giorno vengono qui ospitati quasi duecento bambini siriani a cui vengono offerti istruzione e attività ricreative.

Ho inquadrato ancora più da vicino la città di Adir, passando per le vie del mercato e osservando tutte le piccole realtà quotidiane presenti, arricchite da colori e rumori caotici ma allo stesso tempo in armonia con le persone del luogo. Nel pomeriggio sono entrata nel vivo di quello che mi aspetta da domani in poi: le visite alle famiglie siriane, le attività con i bambini e l’aiuto al centro Caritas della città. E’ stato come toccare con mano l’essenza del mio essere qui, del mio essere per gli altri. Sedermi con gli altri a preparare le attività e giochi per i bambini mi fa sentire viva e accesa, piena di voglia di mettermi in gioco e pronta a scattare una nuova avventura.

La luce della sera mi porta verso la celebrazione della messa delle Palme. L’atmosfera che respiro è di condivisione e diversità: lingue, persone e culture diverse si incontrano nello stesso luogo e siamo tutti accumunati dalla stessa fede. Le nostre parole e la nostra preghiera si intrecciano in una grande intimità, che i rumori della strada, i passanti e l’invito di preghiera islamico (Adhan) non riescono a scalfire, ma anzi ne arricchiscono la bellezza.

La sintonia e il reciproco scambio me li ritrovo nuovamente al momento della cena, poiché da una parte i miei ospitanti mi preparano spiedini, riso e verdure in abbondanza mentre io e i miei amici rispondiamo a questa generosità facendoli sorridere con la nostra tipica “cialtroneria” italiana e con l’energia dei nostri canti e balli. Quel fuoco che riscalda e illumina il cibo, le nostre parole e i nostri sguardi è l’immagine che custodisco fino a quando non chiudo gli occhi.