@Storytelling2016 – Day 9

@Storytelling2016 – Day 9

È facile dimenticarsi che quelle che incontriamo sono persone come noi; con un sogno nel cassetto, un lavoro, uno scopo. Dico questo perché a volte non ce ne rendiamo conto ma siamo abituati a pensare ai profughi come persone fin troppo diverse da quello che intendiamo per normale. Soprattutto i media e i telegiornali ce  le dipingono come figure di un altro mondo con cui sia impossibile dialogare alla pari.

Bene, oggi siamo riusciti ad avere la chiacchierata più tranquilla e semplice di sempre. Siamo stati a trovare i nonni di Peter (il bambino che assieme a Diana e Soufien, i suoi genitori, vive nella parrocchia dove alloggiamo). Abitano in un appartamento a Madaba, pagato da Caritas, ma fino a sei mesi fa stavano in dei container. Si dimostrano molto disponibili ed aperti alle nostre domande, sono giovani e Jargis (il nonno) conosce molto bene l’inglese e il francese.

Ci raccontano della loro vita in Iraq, dei problemi che già iniziavano a riscontrare prima del 2014 e poi dell’arrivo dell’Isis.

Poi scopriamo che nella fuga sono riusciti a portare con loro delle foto e così cominciano a parlare dei propri ricordi. Il loro matrimonio e quello di loro figlia e Soufien. Indicandoci le foto dei compagni di università e dei colleghi di lavoro, ci viene detto dove queste persone si trovano attualmente; in pochi sono ancora in Iraq.

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Parliamo dell’arrivo in Giordania e del loro futuro: a breve partiranno per l’Australia, sono stati ricollocati! Una notizia positiva anche se è una goccia in mezzo ad un mare di altri incontri di famiglie che ancora stanno aspettando.

Per pranzo ci attende una sorpresa: Soufien e Diana (aiutati da Giovanni) hanno preparato apposta per noi un pranzo tipico iracheno, il “Douma”. L’aspetto e il sapore sono indescrivibili: sarà per noi uno dei migliori pranzi di tutto il viaggio.

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Finito di mangiare, abbiamo un po’ di tempo per concludere qualche lavoro di video-editing e per prepararci per la visita alla capitale. Quindi partiamo per Amman insieme ad Abuna Wissam per vedere la parrocchia in cui è stato trasferito e per vedere la città di notte.

Le luci, i suoni, le macchine e il caos sono quelli di una grande città.

“Amman non è la Giordania e la Giordania non è Amman” – Abouna Wissam

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Contenti dei falafel mangiati e della serata rientriamo verso la “base” dove ad aspettarci c’è Soufien che ha già messo a scaldare i carboncini per il narghilè.